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Le S.P.I.E. che ci vogliono Bene

impara ad ascoltarti

Quante occasioni abbiamo ogni giorno per conoscerci meglio? Di certo ne abbiamo più di quante ne cogliamo, se solo imparassimo ad ascoltarci. La questione è di importanza strategica. Infatti se sai chi sei, sai anche che cosa vuoi e ti metti in moto per ottenerlo. Vuoi un esempio? Se avverti un certo languorino, sai di aver fame e ti mangi subito qualcosa. Se invece non fai caso al “buco nello stomaco”, puoi anche svenire prima o poi: in quel momento comprendi che la consapevolezza è davvero qualcosa di pratico e utile per vivere al top. Dunque, fai più attenzione a ciò che ti riguarda e puoi realizzare sempre il meglio per te. Una delle occasioni più ghiotte capita tutte le volte che ti fanno questa semplice ma potentissima domanda: “ciao, come stai?”

occasioni di consapevolezza

Ciao come stai: già, come sto? Aspetta a buttar giù un asettico (e falso) “bene, grazie.” Aspetta a rimandare la stessa domanda, facendo finta di niente, con un affettato “e tu, piuttosto?” Aspetta a sciorinare la solita giaculatoria di lamentele a caso del tipo “come sto? E’ la solita vitaccia!”. Insomma, aspetta. Carpe diem: cogli l’attimo, e l’occasione anche. Fatti un’idea realistica di come stai sul serio. Come? Beh, facile: chiedilo alle tue S.P.I.E.

S.P.I.E.

Immagina di avere al tuo servizio un corpo speciale di spie super scafate: su tua commissione ti procurano subito informazioni preziosissime che ti tornano utili per realizzare i tuoi piani. E per di più lo fanno gratis! Ti piace questa immagine, vero? Come ti senti alla sola idea di poter contare su un contingente di forze speciali che lavorano in esclusiva nel tuo interesse? Certo, questa è un’immagine metaforica, che viene buona per farti capire che posta c’è in ballo. Per la verità, l’immagine dei servizi segreti a tua disposizione è frutto dei tuoi sistemi rappresentativi corticali, che ringraziamo. Ma le spie ci sono sul serio! Se sei curioso vai avanti a leggere.

fai lo SCAN e leggi il risultato

Le tue S.P.I.E. sono capaci di organizzare in tempi strettissimi un completo SCAN, cioè una specie di fotografia ad altissima definizione. Ti consegnano i dati e quando li hai letti puoi conoscere le tue condizioni. Così a chi ti domanda come stai potrai rispondere in modo autentico; cosa più importante, avrai aggiunto un pezzetto di autoconoscenza al grande puzzle che compone il tuo identikit. Ti auguro di tutto cuore di poter rispondere sempre “come sto? sto alla grande” e di poter motivare quanto dici con una lunga lista di belle cose. Se così non fosse, no problem: il fatto di aver potuto considerare consapevolmente come stai ti dà un incredibile vantaggio, quello di metterti all’opera subito per ribaltare la situazione qualora non ti piacesse. La consapevolezza, devi sapere , è come la lampada di Aladino: illumina le tue potenzialità e le attiva trasformandole in capacità.

identikit

Ti serve una traduzione per SCAN? Al di là dell’immagine metaforica, che richiama la fotografia da cui ricaviamo il nostro identikit, la sigla SCAN è un acronimo e allo stesso tempo uno slogan: Stimola Consapevolezza Attiva i Neuroni. Ti pace? Il concetto è chiaro: per saperne di più di noi stessi dobbiamo sviluppare attenzione e attivare le nostre funzioni neurali integrandole. Le SPIE (che stai per conoscere) hanno il potere di attivare il nostro cervello e di farlo funzionare al meglio. Lo scopo di tutto ciò?, ti stai chiedendo. Fornire un identikit di noi stessi sempre aggiornato.

ti presento le tue SPIE

S.P.I.E. cioè Sensazioni Percezioni Immagini Emozioni. Sono tutte funzioni cerebrali, dirai. Esatto! Quelle funzioni che ti danno un’idea di chi sei e te la aggiornano in tempo reale. Sai che cosa fanno? SIII, e cioè:

  • Segnalano
  • Informano
  • Indicano
  • Indirizzano

Queste spie insomma ti raccontano che cosa c’è dentro e fuori di te. Ti dicono come stai in rapporto al mondo in cui vivi. Sono le spie di segnalazione di una relazione incessante tra te e gli altri, tutta vissuta attraverso il corpo e la mente. Se la relazione è ok tu sei ok, altrimenti le spie si fanno sentire.

S.P.I.E. e bodyguard

Le S.P.I.E. ci parlano attraverso il corpo che riceve senza sosta informazioni da dentro e da fuori: una vera centralina.  Il corpo è sempre informato e questo lo rende anche emozionato, il che lo rende pronto a reagire, e subito: mica perde tempo, perché la posta in gioco può essere alta. Ricordati questo: al tuo corpo interessa stare bene, così va verso il piacere, e allo stesso tempo gli importa anche di non stare male, quindi evita i dolori.

Ciò vale anche per le relazioni: se qualcuno ti fa stare bene, le S.P.I.E. ti mandano segnali di benessere, del tipo: “mi sento rilassato, penso che tutto stia andando alla grande, mi immagino in un bel prato fiorito a fare il picnic con questa persona, provo gioia”. Si dice che il corpo non mente (la mente invece sì): allora ascoltalo, no?

orienteering interiore

Le S.P.I.E. ti orientano: ti danno una direzione che è poi sempre quella del piacere (perchè dovrebbero mandarti al patibolo?) Ti aiutano a fare scelte vantaggiose per te. per la tua salute psicofisica. i bambini questo lo sanno e sono disponibili ad ascoltare le loro spie. e tu? sei già così “grande” da non sentire più niente? Può essere: magari anche tu come tanti altri sei già “tutta testa”, cioè sensibile al fascino (indiscreto) della mente. Sei già isolato da te stesso, allora. Le SPIE, bada bene, lavorano sempre per te, che tu te ne accorga o meno. Sta a te essere più consapevole e prestare attenzione a ciò che senti. Fallo, dai! Fallo ora! E il tuo lifestyle cambierà in meglio, la tua salute ne guadagnerà e le tue relazioni sociali fioriranno. Siamo d’accordo?Ci conto.


Connettoma: il gioco di relazione tra neuroni

“Connettoma”: un pass per la mente del futuro.

Un pass per svelare i segreti della nostra mente, o almeno è questa la vision dello Human Connectome Project (Progetto Connettoma Umano), la super-sfida scientifica mondiale che vuole arrivare a mappare le connessioni tra neuroni nel cervello umano sano.

Questa pare proprio un’ impresa fantastica! Forse ti stai chiedendo ” a che cosa ci serve?” Una buona risposta può essere la seguente: se capiamo come funziona il cervello sano, possiamo riprogrammare un cervello malato. ciò è davvero promettente per il nostro futuro!

Basta pensare ai vantaggi in Medicina per rendersi conto della portata di questo progetto. Ma fai attenzione e apri bene la mente, perchè lo studio del connettoma, nonostante la sua evidente complessità, porta alla ribalta un concetto veramente molto semplice. Che è la connessione, cioè la relazione integrativa. I neuroni si connettono tra loro, stessa cosa che facciamo noi umani inter nos: relazioni funzionali tra simili. Sulla base delle loro interazioni le nostre cellule nervose costruiscono mappe mentali alla base di pensieri e azioni. Idem, noi umani costruiamo rapporti interpersonali alla base delle società. Credenze, educazione, valori, morale non sono altro che riflessi su larga scala di come ci connettiamo a cominciare dalla dimensione “one to one”. Un meccanismo “come in alto così in basso”, che crea analogie evidenti tra la nostra mente e le nostre culture. A questo punto, vuoi saperne di più?http://dottsilviacalzolari.it/competenza-relazionale/

Dalle reti neurali alle immagini del Mondo

Il grande gioco delle mappe mentali: l’obiettivo dello Human Connectome Project è mappare le connessioni tra neuroni dalle più semplici alle più complesse. Il termine mappa ci fa immaginare una carta topografica, che descrive la geografia di un territorio: in effetti le mappe neurali altro non sono che strade (viuzze o autostrade) percorse dai segnali elettrochimici che illuminano il nostro cervello. Hai mai pensato che un’emozione, un pensiero, un’azione, persino un ricordo, sono mappate nella nostra testa in tempo reale? Neuroni che si attivano insieme, funzionano insieme: una legge ben nota in campo neuroscientifico fin dai tempi di Hebb ( intorno agli anni ’50 del secolo scorso) e dei suoi studi sulla neuroplasticità.

E ora fai attenzione a tutti i passaggi, mi raccomando. I neuroni che funzionano insieme creano famiglie funzionali, o reti neurali, e le reti neurali creano immagini nella corteccia cerebrale e le immagini corticali creano le nostre rappresentazioni interiori di noi stessi e del mondo…insomma (perciò ti ho avvisato prima!) c’è da perdere la testa in questo vortice di neurobiologica complessità! Così è: in effetti a volte la testa la perdiamo! Il progetto connettoma mira a rimettercela a posto, in un certo senso, qualora la nostra salute cerebrale perdesse dei colpi! https://lamenteemeravigliosa.it/human-connectome-project-alla-scoperta-del-nostro-cervello/.

Connettoma umano: un progetto grandioso come la nostra mente

Si tratta di un progetto altrettanto ambizioso di quello sul genoma umano (Human Genome Project) partito negli anni 90 e concluso nel 2003 con importanti risultati sul sequenziamento del DNA umano https://www.genome.gov/human-genome-project. La mappatura del cervello umano potrebbe consegnarci una visione extra-ordinaria di ciò che siamo, in modo tale da stravolgere gli attuali paradigmi culturali: in questo caso si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione scientifica. Il termine “connettoma” si riferisce alla popolazione neuronale vista da un particolare (e peculiare) angolo visuale: la sua tendenza naturale a creare relazioni efficaci. Efficaci per permetterci di avere un’immagine di noi stessi e degli altri e per creare su questo stampo delle interazioni vantaggiose ed evolutive con l’ambiente.

Il tuo cervello ha dei numeri

Per loro natura all’attuale gradino della scala evoluzionistica 100 miliardi di neuroni (tant’è all’incirca il nostro tesoretto neuronale nel cervello adulto) sono in grado di realizzare un numero strabiliante di operazioni ad una velocità sorprendente. Da tale magnifico gioco (per lo più svelato) ecco emergere pensieri, ricordi, sensazioni, intuizioni, sentimenti, idee e molto, molto di più, perfino quella funzione superiore tanto astratta quanto operativa che è la coscienza. Strabiliante meccanismo al servizio di una sola cosa in cui pare gli umani siano davvero eccellenti: il fare su base decisionale (azioni consapevoli). Agentività, proattività, autorealizzazione: per quale scopo ultimo? Ipotizziamo (un’altra funzione in cui siamo davvero bravi): trionfare dispoticamente sul mondo o piuttosto interagire con esso come un singolo organismo autoevolventesi attraverso una mente collettiva portentosa (qualcuno azzarda perfino divina)? Il progetto connettoma un giorno, forse, ce lo dirà.

NUMERO DI NEURONI CEREBRALI 100 MILIARDI
(200 MILIARDI ALLA NASCITA)
CELLULE GLIALI (PER NEURONE) 5
VELOCITA’ DI DUPLICAZIONE NEURONALE IN EPOCA FETALE 250.000/MIN
LATERALITA’ 180.000 IN PIU’ A SINISTRA
SINAPSI (PER NEURONE) 100.000
VELOCITA’ DI TRASMISSIONE NERVOSA 430 KM/ORA
N° OPERAZIONI NEURONALI /SEC. 10 MILIONI DI MILIARDI/SEC.
ENERGIA SVILUPPATA 25 WATT

Fai il tuo gioco

A questo punto avrai già compreso che la tua visione di te stesso e del mondo dipende in definitiva da come giocano i tuoi neuroni. Sembra anche a te che sia proprio il caso di favorire un buon gioco e vincere la partita? Lo possiamo e lo dobbiamo fare tutti con l’impegno e l’allenamento, proprio come fossimo dei campioni. Applichiamoci con un certo grado di sfida per vivere di più e meglio: questo è anche l’imperativo biologico del nostro organismo, cervello compreso. Per mantenerlo bene ci sono delle linee guida ormai ben tracciate: diversi ingredienti di un menu vario ed equilibrato che compone il nostro Stile di vita ottimale. Ad esempio, il divertimento e la leggerezza d’animo, sono ritenuti ingredienti irrinunciabili per essere proattivi.

Se sei un buontempone nato, meglio per te; se invece non lo sei, puoi fare 2 cose da subito 1) scarica i pesi che hai sul groppone (e sul cuore) 2) impara a non caricarti di nuovo

Ai neuroni piace cambiare: le 4 R

Non c’è niente di fisso e immutabile nel nostro cervello: anzi, ai neuroni piace cambiare strada (ricordi le scale di Harry Potter?) e instaurare nuove relazioni con i propri simili. Grazie a questa loro naturale tendenza noi possiamo a volte anche cambiare idea, imparare cose nuove, vedere le cose da altri punti di vista! https://oggiscienza.it/2017/09/12/nuovo-meccanismo-collega-plasticita-sinaptica-apprendimento/ Per diverso tempo la scienza ha ignorato il potenziale neuronale legato alla riparazione, alla rigenerazione e alla riconnessione. Oggi con il progetto connettoma l’alto potenziale adattativo delle reti neurali balza alla ribalta. 4 strategie di rinnovamento neuronale:

  • ripesatura
  • rigenerazione
  • ricablaggio
  • riconversione.

Un bel salto in avanti nella conoscenza. Ti racconto la mia esperienza personale: erano gli anni ’70 del secolo scorso e agli studenti di medicina come me veniva impresso un dogma il, e cioè che il cervello non si ripara. A dimostrazione che la scienza non è scienza se non è effimera, oggi il paradigma è del tutto cambiato, aprendo orizzonti di speranza per l’umanità sofferente.

Connettoma: il futuro del cervello

Ma sarà davvero possibile definire modelli di connessione neuronale alla base dei nostri pensieri, ricordi, emozioni o di funzioni superiori come l’empatia, la compassione, la coscienza? Tutto ciò è probabile. Infatti, dal 2015 ad oggi il progetto connettoma ha messo a disposizione del mondo scientifico risultati di ricerca progressivi. La connettomica, apre la strada anche ad una ricerca introspettiva dalle forti implicazioni esistenziali. Chi siamo? Siamo il nostro cervello? O meglio siamo il nostro connettoma? Che siano questi gli albori di una età d’oro della conoscenza, che potrebbe portare a intervenire sui meccanismi cerebrali attraverso molecole o stimolazioni fisiche per migliorare la salute in modo davvero rivoluzionario?

Il progetto connettoma vede coinvolti ben 11 istituzioni statunitensi, 36 scienziati e 1200 volontari sani. Sta già ribaltando alcuni concetti neuroscientifici attraverso il modello 4 R, sostenuto dal professor Seung, a capo del progetto, secondo il quale il sistema nervoso è più simile al fiume di Eraclito che non ad una mappa fissa.

Ed eccoci al punto: ancora una volta incappiamo in un linguaggio a cavallo tra scienza e filosofia. Proprio un nuovo paradigma: lo scenario che preferisco, quello che esalta scienza e umanesimo tra i due poli inscindibili della nostra mente prodigiosa. O potremmo azzardare, un giorno, divina?

http://www.lescienze.it/edicola/2013/08/01/news/connettoma_la_nuova_geografia_della_mente-1761453/?refresh_ce


Cura e Amore: bimbi e mamme più sani

Cura, conoscenza e amore

il bambino non è un uomo piccolo: lo dico sempre ai genitori. Lo dico perché a volte è necessario aiutare mamma e papà a chiarirsi le idee su chi è il loro bambino (e su chi non è). Voler conoscere i propri figli è un atto di amore.. È una cosa importantissima quando c’è in ballo la cura dei figli (e vi spiegherò perché in diversi punti di questo articolo).  Mi piace molto anche il detto tuo figlio non è la tua minicopia: lo uso spesso quando voglio mettere in fuga le interpretazione pregiudizievoli (il più delle volte inutili, talvolta tendenziose) del tipo “ha preso da me”, “è tutto suo padre” ecc.).

Tuo figlio è originale

L’originalità, questo è proprio il bello dei bambini. E’ anche il lato scomodo, a volte: chiedetelo a quei genitori che non capiscono da dove vengono certi capricci dei figli “chè non si sa da chi hanno preso”. Il fatto è che saperlo non è utile per niente; invece imparare a conoscere tuo figlio o tua figlia nella sua originalità è quel ti serve veramente. Vuoi ad esempio sviluppare una comunicazione efficace con la tua figlia adolescente? Rispondi prima a questa semplice domanda: sai veramente con chi hai a che fare?

Le 10 cose che sai di tuo figlio

Fai un passo avanti: scrivi una lista delle 10 cose che sai (davvero) di lei. Fatto? Adesso tornaci sopra e pensaci bene: quello che sai è vero o presunto? È attuale o pregresso? Puoi provare che è proprio così come pensi? Che prove tangibili ne hai? Faccio spesso questo esercizio in studio con le mamme e i risultati parlano da sé. La bella notizia è che come genitore puoi sempre migliorare e io ti insegno proprio come fare. Si comincia sempre da una più autentica conoscenza dei tuoi figli (e anche di te).

Il rapport con i bambini

Ricevo mamma e bimbo in studio, un bellissimo studio in una bellissima villa immersa in un bellissimo parco: è il nostro primo incontro e deve essere bellissimo. So bene quanto l’imprinting relazionale sia fondamentale in qualsiasi relazione, figuriamoci in quella di cura. Ho imparato sul fertile campo pediatrico che i bambini vanno conquistati in quanto a fiducia ed empatia. Ti guardano, ti scrutano, ti sentono: Io sono disponibile se tu sei affidabile, dice il loro cervello istintivo. Tanto istinto, tanta reazione, tanta emozione: c’è questo nel cervello di un bambino. E a me piace. Di tutta la tua logica tuo figlio non se ne fa granchè ( e nemmeno della mia). Così pensare di convincerlo con dei ragionamenti è tempo perso. A convincerlo ci pensa una forza che tu Mamma conosci molto bene: l’Amore.http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/bambini-sviluppo-del-cervello-amore-materno

Un “wow” di meraviglia

Wow: a tutt’oggi dopo decenni di professione provo ancora una profonda meraviglia per il cervello infantile e sono sinceramente innamorata dalla sua naturalezza, dalla sua perspicacia e anche dalla sua furbizia buona. Ai bambini non la racconti: loro non mentono, e nemmeno tu a loro, sai? Il segreto del mio successo con i piccoli? Sono ancora un po’bambina, quel tanto che basta per farmeli alleati. Loro “sentono” che mai e poi mai potrei rappresentare un pericolo. Aspetto che decidano che sono ok per loro, così possiamo iniziare a comunicare. Con i giusti mezzi, si intende. È quello che puoi imparare a fare anche tu, mamma. E posso insegnartelo.

Che voto dai alla mamma?

Una visita medica? Certo, ma speciale. Ci si diverte parecchio in studio, soprattutto quando è il bambino che impara a visitare la mamma. E poi ci sono i disegni, le filastrocche o le storielle (dipende dall’età). Uno degli esercizi mamma-bimbo che piace di più è “che voto dai alla mamma?”. Tra i due è sempre l’essere umano più grande che fa una faccia perplessa, mentre quello più piccolo fa subito un gran sorriso (con qualche sfumatura furba). Ti spiego: le mamme che mi scelgono come medico sanno quel che fanno e sono al corrente che io sono una dottoressa un po’ speciale. Ormai per tanti io sono la Doc, “una molto brava e senza dubbio originale, che ci cura tutti e due”. Sì, è proprio quello che faccio: curo il bimbo e mi prendo cura della sua mamma.

Osservare ascoltare per curare

E’ davvero così: credo fermamente che  mamma e bimbo siano un sistema. Il bambino e la sua mamma: quale relazione può essere più intima? Osservo ascolto analizzo la loro comunicazione e mi faccio un’idea precisa della relazione interpersonale. È il mio metodo per prescrivere cure che funzionano. E poi ci sono i  gli allenamenti da fare a casa: giochi ed esercizi per bimbi e mamme, da fare insieme. Atteggiamenti comportamenti e linguaggi che stimolano le potenzialità dei piccoli e migliorano il potenziale educativo della mamma.

Risultati

Risultati incredibili in un battibaleno (mediamente due mesi). Ho risolto così disturbi importanti come deficit di attenzione, scarsa concentrazione e rendimento, irrequietezze, ipercinesie e instabilità, perfino tendenze autistiche e disturbi del linguaggio. http://dottsilviacalzolari.it/iperattivita/ Non è magia: è competenza, è esperienza, è alleanza con le mamme. Devi proprio sapere che le mamme sono grandi alleate dei loro figli e sanno mettersi in gioco al 100% per il loro bene: sono loro che  mi aiutano a realizzare spesso quello ad altri non riesce. Ho sempre creduto che alla base di ogni successo terapeutico ci sia una grande medicina, l’Amore. Unendo la potenza della competenza medica e la forza dell’Amore che cura ho trovato il Graal che ho sempre cercato: stare bene è una questione di Armonia. A cominciare dalle relazioni più strette, come appunto quella tra il bambino e la sua mamma.http://www.centropsy.it/psicologia-clinica/lamore-materno-rende-piu-svegli-ippocampo-piu-sviluppato-del-10/


Estate, vacanze e lo Zaino della Salute

Estate: tempo di relax

Estate, ferie, vacanze; comunque meritato relax per tutta la famiglia. Fai in modo che tutto fili liscio anche d’estate e prepara lo zaino della Salute: tutto ciò che ti serve per non trovarti mai nei guai. Dove andrai, mari o monti? Magari hai scelto un viaggio in qualche bella città. Stai dicendo che non vai in vacanza? E’ pur sempre estate e anche tu che rimani a casa non rinuncerai di certo a qualche gita mordi e fuggi! Sei già  in partenza per la tua meta preferita? Vedi di non farti trovare impreparata di fronte agli imprevisti. Fai viaggiare tutti tranquilli.

Bimbi in sicurezza anche d’estate

Un’attenzione speciale la riservi giustamente ai più piccoli. Precedenza ai bambini, sempre. Concentrati su cosa mettere nello zaino per far fronte a malanni o accidenti che possono comparire in viaggio o una volta giunti a destinazione magari in luoghi ameni. L’estate con i suoi eccessi non risparmia nessuno

Superconsiglio: evita di mettere nello zaino “un po’ di tutto” (abitudine che genera tanto caos quanto è il peso da caricarti in spalla). Ecco le 10 illuminazioni (si tratta delle cose che devi assolutamente sapere) che ti aiuteranno a fare le valigie in modo oculato e utile:

Meglio sapere che…

  1.  Il bambino è fatto di acqua fino al 75% del peso corporeo in tenera età (neonato e lattante fino a 6 mesi) e ha un rischio disidratazione 3 volte superiore a quello dell’adulto. Ciò che lo rende particolarmente vulnerabile, soprattutto in caso di brusca perdita di liquidi (come nelle gastroenteriti estive con vomito e diarrea).
  2. Le mucose gastrointestinali dei piccoli sono più permeabili e sensibili ai cambiamenti climatici rispetto ai grandi. Questo favorisce intolleranze e infezioni con comparsa di gastroenteriti. Lo stesso discorso vale anche per le mucose respiratorie: le bronchiti da caldo/freddo, da eccesso di calore, da umidità possono anche complicare in focolai subdoli con scarsa febbre.
  3. I piccoli hanno una termoregolazione meno efficiente rispetto all’adulto con comparsa di alterazioni della temperatura (febbre o ipotermia) improvvise e favorite dall’intensità di caldo, freddo e umidità.
  4. Il ritmo circadiano del bambino, regolato dall’ormone melatonina, è influenzato dall’ambiente esterno e subisce le variazioni di luce, la chiusura di certi abitacoli (aerei, treni, ecc…) o l’angustia di particolari vani di residenza (stanze anguste, tende da camping, bungalow, ecc…) con comparsa di turbe del sonno, irritabilità, agitazione,  disturbi emotivi…
  5. L’infanzia è l’età della curiosità e della scoperta, ed è giusto favorire il gusto dell’avventura. Attenzione che la resistenza alla fatica di un bambino non è paragonabile a quella di papà o mamma!
  6. È vero che l’esposizione al sole è un toccasana per la salute (vedi la produzione di vitamina D). E’ altrettanto vero che la pelle del piccolo è estremamente sensibile alle radiazioni: allarme ustioni e eczemi!
  7. Bella la stagione estiva! Certo, i pericoli naturali sono tanti  e sono dappertutto intorno a voi: in acqua (meduse) in terra (piante urticanti o allergeni) e in aria (zanzare)
  8. Anche in vacanza i bambini hanno bisogno della vicinanza dei genitori, magari abilmente miscelata con la cura di figure di supporto, come nonni, zie, baby-sitter, educatori e animatori di  mini club ecc.
  9. Anche d’estate la salute vien mangiando: l’anarchia alimentare da spiaggia o lo stravizio da falsi pasti sostitutivi (ad esempio il gelato come pasto unico) rema contro la salute
  10. La maggior parte degli incidenti pediatrici avviene d’estate (la cosa si commenta da sé)

https://www.lastampa.it/2013/06/20/societa/lestate-dei-bambini-senza-esagerare-gFavA7K5NaKjdQRuPJxhqN/pagina.html

Lo Zaino della Salute

Ecco i “device”, cioè i presidi di ausilio, da mettere nello zaino della tua estate in vacanza: prudenza, accortezza e cose utile per tutti!

  • acqua fresca con sali minerali di magnesio e potassio aggiunti
  • probiotici termoresistenti
  • vestiti per un cambio o per coprirsi quando rinfresca
  • un cappello e un telo per stendersi a riposare ovunque ci troviamo
  • crema solare protezione 50+ speciale bambini
  • spray antizanzara a largo spettro (tutti i tipi di zanzara)
  • ghiaccio secco
  • acqua ossigenata
  • barretta di frutta secca e sesamo
  • amore e compagnia di mamma (e papà)

Farmaci irrinunciabili: i magnifici 4

Il mio consiglio da pediatra riguarda i farmaci irrinunciabili anche d’estate!

  • antipiretici
  • antibiotici
  • cortisonici
  • antistaminici

Mettili nello zaino subito, oltre ai salvavita che possono far parte delle prescrizioni personali in caso di particolari malattie (il  tutto ovviamente su prescrizione esclusivamente medica).

i 12 BEST omeopatici dell’estate

E se poi tutto ciò non basta o è troppo? Presto detto: la mia competenza (ed esperienza) omeopatica in fatto di bambini ti suggerisce anche una serie di farmaci “tranquilli” (così li definisco alcune mamme a sottolineare la loro maneggevolezza). Li possono prendere tutti i bimbi, anche gli allergici,  in situazioni di comune necessità, che non siano particolarmente gravi o mettano a repentaglio la tua sopravvivenza. Ecco la lista dei miei 12 BEST e le loro indicazioni:

  1. ARNICA traumi
  2. APIS reazioni alle punture d’insetto
  3. BELLADONNA febbre alta e congestione
  4. CUPRUM crampi
  5. GELSEMIUM attacco di panico
  6. COLOCYNTHIS coliche addominali o renali
  7. CANTHARIS cistiti
  8. ARSENICUM ALBUM diarrea del viaggiatore e tossinfezioni alimentari
  9. COCCULUS cinetosi
  10. NUX VOMICA nausea
  11. MERCURIUS SOLUBILIS mal di gola intenso
  12. CALENDULA lesioni cutanee

Come si prendono?

Chiedi al farmacista esperto in omeopatia, se non hai con te la ricetta medica, globuli in dinamizzazioni medio-basse dalla 9 alla 15 CH (tranne che per APIS obbligatoriamente dalla 15 CH in su) e somministra diretamente in bocca 2-3 granuli. Ripeti la dose frequentemente, a seconda della gravità e possibilmente lontano dai pasti. Ricorda che con le temperature alte dell’estate è necessario tenere i globuli al fresco.

Se vuoi saperne di più, puoi consultare la mia cassetta del dolce soccorso http://dottsilviacalzolari.it/cassetta-del-dolce-soccorso/

Adesso nel tuo zaino non ci sta più niente perché hai preso tutto ciò che serve per stare tranquilla e fare buona vacanza. A proposito, ce l’hai il mio numero di cellulare in caso di bisogno? puoi richiederlo via mail o trovarlo in “contatti”

Buone vacanze!


Genitori: tutti bravi con il coaching!

Allarme rosso in famiglia?

Genitori, quante volte nella vostra mente si è acceso l’ allarme rosso quando si tratta della gestione dei bambini?

Da quando siete diventati una famiglia, avete realizzato che quello del genitore è un lavoro vero e proprio, che richiede un livello costante di energia e attenzione. Su quali risorse state contando? Da dove le traete e soprattutto, secondo voi quanto dureranno?

A prescindere dal perché lo siate diventati (ci avete mai pensato?), adesso in quanto genitori vi prendete cura di vostro figlio, il che  significa che siete tenuti a:

  1. Ascoltare i suoi bisogni (osservazione)
  2. Comprendere i suoi segnali  (interpretazione)
  3. Soddisfare le sue esigenze (esecuzione)

Quanto siete bravi in queste 3 funzioni genitoriali di base? Che voto vi date?

Se vi ritenete insufficienti in almeno 2 di questi punti, allora è il momento di far scattare l’allarme rosso.

Siamo bravi genitori?

Nessun pediatra dubita (tanto meno io) che in quanto genitori state toccando con mano quanta competenza richieda il vostro ruolo. Per quel che mi risulta, ben pochi genitori si autoproclamano “bravi”.

A far la mamma o il papà ci vuole una buona dose di impegno. Non si tratta solo di metterci la testa, ma anche il cuore. Ci vuole anche una buona dose di intento. Se ci fosse un corso di laurea per genitori, sarebbe sovraffollato tutto l’anno. Invece il titolo di bravo genitore te lo dà la vita (senza però mai certificarti).

Accordare tra loro logica e sentimenti vedrete che non è poi così facile. Ci vuole un saldo equilibrio personale. E ci mettiamo anche una sana armonia di coppia. A proposito, quali segnali state raccogliendo dal partner a conferma che il vostro menage sta andando a gonfie vele?

Voglio dar voce alle mamme e ai papà che si rivolgono a me chiedendo aiuto: “Quanto è dura essere bravi genitori! Chi ci dice cosa dobbiamo fare? Ci può dare una mano?”

Aiuto!

Diventare genitori fa crescere. Si tratta di un’opportunità senza pari per essere più responsabili e più consapevoli, insomma più adulti. Adesso che siete grandi, pensate di poter fare meglio dei vostri stessi genitori? Che cosa ve lo fa credere?

Se vi capita di avere dei dubbi da non dormirci, o di essere talmente stanchi da buttare i panni puliti al posto della spazzatura, oppure di essere tanto irritabili da farvi il vuoto attorno, benvenuti nello stravagante pianeta dei mammapapà. È uno spazio-tempo ameno, dove anche le persone più sicure di sé si ritrovano impantanati nella palude delle domande senza risposta.

Tranquilli, è tutto più che normale. Diventa fondamentale a questo punto riconoscere i vostri bisogni. Ecco una hit parade dei bisogni (irrisolti) dei genitori:

  • sonno
  • pasti regolari
  • tempo per sè
  • privacy
  • attenzioni dal partner
  • silenzio
  • ambienti diversi

Quanti di questi elementi vi manca? Se volete, questo è il momento di gridare “aiuto”.

3 verità per rompere gli schemi

“La verità vi renderà liberi”, lo ha detto un grande Maestro. Allora fatevi illuminare da queste 3 verità:

  • Verità numero 1: nessuno è nato genitore
  • Verità numero 2: qualsiasi genitore è stato prima figlio
  • Verità numero 3: se sei genitore è perché hai un partner (che a sua volta non è genitore dalla nascita, anzi è ancora probabilmente molto figlia /figlio)

Avete già capito che il ruolo di genitore si materializza bruscamente nella vita di un umano assolutamente impreparato. E questo vale per tutti, vostro marito / moglie compreso/a.

Vi do questa notizia: in quanto genitore siete entrati di diritto nell’ Ordine degli Adulti. D’ora in poi l’ IO adulto con i suoi schemi mentali, i modelli di riferimento, i valori morali, conterrà l’ IO bambino. Peccato, ti dicono nonni e consuoceri, d’ora in poi ti toccheranno fatiche e sacrifici! Sì, questo è ciò che si tramanda tra adulti. Vi avviso: è una trappola! La verità è che il vostro IO bambino è potentissimo, verrà fuori inaspettato e vi farà un gran bene (anche a vostro figlio). Consiglio: lasciatelo fare.

Comunque , se volete, questo è il momento di rompere i soliti schemi

Stop agli influencers

Spesso faccio fare questo esercizio ai genitori che vengono ai miei seminari o in consulenza privata. Volete provare?

esercizio: fatti più in là!

Immaginatevi al centro di un fitto intreccio di relazioni. Le persone del vostro entourage le potete collocare a una certa distanza da voi. Quanto più vi influenzano nella vita quotidiana, tanto più vicine le collocate. Quanti sono?

Di solito sono tanti quelli che vi danno un parere, vi suggeriscono, vi consigliano per il vostro bene. Come vi apparirà chiaro dalla schema che ricavate dall’ esercizio, ci sono relazioni più influenti (e quindi più vicine) e altre meno. Ciò non dipende tanto dal grado di parentela, quanto dal credito che date a quella persona. Adesso fate un passo avanti: spostate più lontano le relazioni che vi sembrano troppo vicine. Come vi fa sentire prendere un po’ di distanza?

E’ il momento di dare lo stop agli influencers, non credete?

No, grazie!

Sui genitori grava una moltitudine di influencers, dai nonni agli amici intimi, al collega in ufficio. Se accettare un consiglio è una prova di apertura mentale e disponibilità, diventarne succube è spesso il segno di una condizione di stress importante.

Vi do un consiglio (per l’appunto) : quando siete stanchi non abboccate alla lenza degli influencers! Basta dire “No, grazie”. Lo stress e la debilitazione psicofisica sono momenti di massima permeabilità alle influenze esterne.

è il momento di imparare a dire di no: se non sapete come fare potete guardare in religioso silenzio come fa vostro figlio (che grazie ai suoi no capisce ogni giorno di più chi è lui e chi siete voi!)

5 strategie per “bravi genitori”

In sostanza ecco le 5 chiavi di volta per la performance genitoriale:

  1. l’allarme rosso è la spia della vostra crisi: mantenete alta l’attenzione
  2. gridate aiuto per allertare il vostro ambiente e farvi dare una mano
  3. siate più flessibili e uscite dalla rigidità di ruolo
  4. fermate gli influencer invadenti per affermare la vostra autonomia
  5. allenatevi a dire (anche) di no

E’ più facile a farsi che a dirsi!

Come pediatra da molti anni aiuto i genitori a gestire bene la vita dei figli, a custodire la loro salute e a orientare la loro crescita nel verso giusto. Ma non sarei efficace al 100% se non mi prendessi cura anche di voi, mamma e papà. Sapete perché?

Perché voi genitori siete il nutriente principale del vostro bambino. Quindi quanto e’ importante che voi offriate il meglio di voi stessi?

Come è provato scientificamente, le relazione parentali sono le fondamenta della salute e dell’integrità psicofisica dei giovani. Per me è compito del pediatra occuparsi anche dei genitori e aiutarli con competenze specifiche.

Perciò mi occupo della performance genitoriale sia gestendo gruppi di lavoro sia in sessioni individuali o di coppie parentali. http://dottsilviacalzolari.it/metodo-piu-che-mamma/

I feedback delle mamme e  dei papà sono davvero gratificanti: relazioni famigliari risanate, crisi di coppia risolte, performance lavorative migliorate a fronte di una maggiore serenità personale. Il vantaggio più grande si registra proprio sulla salute psicofisica di tutto il nucleo famigliare, in particolare dei bambini.

Vale la pena saperne di più, vero? Puoi farlo: contattami e conosciamoci presso la nuova location di Bologna San Lazzaro a Villa Medipro, il mio nuovo centro medico di riferimento. Ti aspetto con gioia.


Coaching sanitario: Plus Valore per i medici

professione coach

Il coaching offre una metodologia efficace per realizzare obiettivi. Utile a tutti, e in tutti gli ambiti. Anche perchè vale per singoli individui come anche per i team di lavoro,organizzazioni, aziende, squadre. Il tratto originale del coaching è che l’obiettivo è scelto proprio da chi lo vuole realizzare. Interessante, vero? La professione del coach è dedicata proprio ad aiutare le persone a capire che cosa vogliono veramente, con tutti gli annessi e connessi. Il che significa che prima di partire di gran carriera all’arrembaggio dei propri desideri, si può essere sicuri che ne valga la pena. Già, il coaching ti insegna anche questo: che tra il dire e il fare c’è di mezzo l’impegno consapevole e perseverante di chi fa sul serio./www.medicoaching.it/tg2-costume-societa/

il super-desiderio di tutti?

Alla via così, alla conquista di nuovi mondi: con il coaching insomma abbiamo una marcia in più per realizzare i nostri desideri (in chiave di consapevolezza e realismo, ben si intende). Ma qual’è, mi chiedo, il desiderio di tutti? Presto detto: stare bene. La gente ben sa che solo così’ si può continuare a realizzare tutti gli altri desideri. Il benessere è il super-desiderio; la salute, in poche parole, è ambita da tutti.

coaching medico

Penso che il coaching sarà sempre più richiesto in ambito sanitario. il coaching sanitario: i primi a volerlo imparare potrebbero essere proprio i medici. Lo scopo? Favorire la salute pubblica, così come previsto dalla OMS, che indica il benessere come un diritto di tutti. Non mi viene in mente nessuno che meglio di un medico si possa adoperare per far star bene le persone. In tutti i sensi: fisico, psichico e sociale. Esagero e avanzo l’ipotesi che il coaching sanitario possa favorire il ritorno di una filosofia umanitaria “entangled” con lo spirito ippocratico e galenico degli albori professionali, quando l’interesse del medico verso il malato superava quello verso il malanno. Il coaching sanitario, mi auguro, potrebbe centrare molto nella visione di un futuro desiderato, in cui medicina e umanesimo corrano paralleli. !http://www.move-europe.it/Salute.htm

tu lo conosci il coaching?

Il punto è: quanto ne sa un medico del coaching? Anche io, che sono medico da più di trent’anni, non lo conoscevo per niente. Sentendone parlare, mi sono immaginata che il coach fosse una specie di allenatore, il che non mi interessava affatto dal punto di vista professionale. Ringrazio la mia curiosità per avermi buttato nell’impresa di volermi formare come coach. Oggi mi chiedo: che cosa può motivare un professionista sanitario a scegliere il coaching (oltre ad una sana curiosità)?

vieni a scuola di coaching?

Attualmente ne so abbastanza su quali sono i punti forti del metodo che possono interessare un professionista sanitario. Perché ho applicato il coaching nella mia professione con i miei pazienti e i loro parenti. E dato che oggi insegno agli altri il metodo del coaching in una scuola di formazione specificamente dedicata, il mio sogno è che sempre più medici diventino coach. Questo sogno lo trasfomerò in obiettivo, tanto so come si fa, dato che il coaching mi ha messo in grado di creare nuove realtà credibili e resistenti. Vuoi farlo anche tu?https://www.medicoaching.it/corso/corso-professione-coach-2019-bologna-2/

5 Plus Valore per i medici coach

Prima di decidere se il coaching fa per te ti voglio spiegare alcune cose che vale sapere. Parto dai 5 punti che interessano tutti, ma proprio tutti coloro che lavorano nella sanità. Te li riassumo in una tabella più che utile per verificare un tuo interesse. Forse qualcuno se non più di uno di questi punti intercettano un tuo bisogno personale o professionale di rivedere ciò che stai facendo in modo da migliorare il tuo grado di soddisfazione.

plus valore 1rinnovare la tua professione
plus valore 2rivalutare la relazione medico-paziente
plus valore 3creare una cultura del benesere nei pazienti
plus valore 4responsabilizzare i pazienti nella gestione dei piani terapeutici
plus valore 5ottimizzare il lavoro del team

sei pronto per la sfida professionale?

I 5 punti in elenco rappresentano altrettante sfide professionali che da tempo probabilmente hai in mente di accogliere. Ogni medico “sente” la sua professione come una missione, e riesce a vederne le implicazioni umanitarie, oltre che scientifiche. Spero che questa sia un’occasione da cogliere per confrontarci con noi stessi, scoprendo che prima di tutto “MEDICE, CURA TE IPSUM”. Partiamo da noi, dunque?


METODO “PIU’CHEMAMMA”

PIU’CHEMAMMA è un metodo per sviluppare competenze specifiche relative al ruolo materno grazie alle tecniche integrate di coaching.

Dedicato alla mamme

Nato dall’accoglienza dei bisogni delle mamme moderne, PIU’CHEMAMMA è un metodo formativo a loro dedicato, che si sviluppa nel flow di ascolto dei loro desideri. Il corso si articola in 5 workshop formativi + 1 seminario informativo. Il metodo integra le tecniche di coaching nell’ambito della cura professionale della mamma e del bambino. Con le sue 5 competenze originali, il metodo PIU’CHEMAMMA ha l’obiettivo di potenziare i diversi ruoli della donna nell’ ambito famigliare, lavorativo, relazionale, ecc.  esaltando la consapevolezza della Maternità. Tutte le mamme hanno una missione, quella di accudire i propri figli, ispirandosi alla visione di dare loro un mondo migliore: PIU’CHEMAMMA si rivolge ad ognuna di esse, perché possa realizzare i suoi sogni e i sogni dei propri figli in modo concreto nella vita quotidiana.

Ti senti “abbastanza mamma”?

Che domanda curiosa! Una domanda che entra nel profondo Femminino e va ad accendere emozioni, ricordi, pensieri. Dubbi, anche. Confusione, a volte. Crisi, per qualcuna. Una domanda che va alla ricerca di un Valore. Quanto vali, Mamma? “Certo, per la quantità di cose che faccio, non c’è prezzo”, dici. Ci pensi e ci ripensi e scopri che non è una questione di quantità, ma di Qualità. Perché quel che fai, mamma, lo fai sempre al meglio, senza risparmiarti, senza lamentarti, senza sentire la fatica, senza chiedere niente in cambio. A volte perfino senza sentirti dire grazie, spesso senza ricevere complimenti, quasi sempre come se fosse tutto dovuto. E’ così anche per te?

Maternità, stato divino

La maternità non è un momento della vita, ma una condizione immanente che genera uno stato dell’essere trascendente. È una Qualità della Persona, e anche una Qualità dell’Anima. C’è un che di divino in ogni Mamma, insomma. Quando diventi mamma, la novità non è soltanto che da adesso in poi avrai un piccolo essere  da accudire: avrai anche una nuova te stessa da conoscere e da valorizzare.  Si dice che non c’è niente di più naturale che fare la mamma: davvero? Se le mamme potessero seguire il corso della Natura, come fanno le femmine di altre specie animali, ciò sarebbe assolutamente vero. Ma per le Mamme Umane la Natura è come un fiume che devia artificialmente in diversi punti. Le deviazioni del corso naturale di una maternità si chiamano “influenze” e vengono sistemate lungo il tragitto da famigliari, datori di lavoro, colleghi, amici, educatori, insegnanti, e perfino dottori: cultura e società fanno il resto.

Le competenze di una Mamma

Il ruolo materno è per natura saldo, forte, resiliente. E’ sostenuto in fisiologia da un’abile macchina biologica perfettamente settata sulla cura del bambino. I tempi della maternità e le tappe evolutive del bambino sono ben sincronizzati tra loro, in modo che la madre possa sempre essere all’altezza della sua funzione di nutrice e di caregiver (dispensatrice di cura) sia dal lato fisico che da quello psichico. Il principio vitale domina la relazione madre-bambino, come già evidenziato dal poeta
“i figli non sono i nostri figli ma sono i figli della vita che anela a se stessa” (Gibran).
Tutto questo ci dice una cosa sola: che una Mamma ha già in sé le competenze naturali per svolgere abilmente il suo ruolo.

PIU’CHEMAMMA per Mamme Più

Si può essere Mamme più, Mogli Più, Manager Più (e un sacco di altre M Più) senza rinunciare proprio a nulla! Anzi, ringraziando tutti i giorni di essere Mamme e quindi più forti e più potenti in ogni ambito. Nessuno deve temere nulla dallo stato di maternità di una donna, tanto meno le donne stesse. Una mamma è equipaggiata a puntino per sostenere il proprio figlio e se stessa. Che ne è degli atri ruoli, quello di moglie, di manager e anche di Miss (dato che una certa avvenenza è pur sempre richiesta)? Come fare per reggerli tutti e bene? Tranquille: La maternità non toglie nulla, anzi potenzia qualsiasi funzione in qualsiasi ambito. PIU’CHEMAMMA ti insegna proprio come fare (e a farlo senza fatica)

Bello! Però…

Ecco ci siamo: i tuoi MA, PERÒ, SE, PURTROPPO…”Che una mamma sia un essere super ci sta”, stai pensando, “Però da qui a poter fare tutto al meglio in qualsiasi campo ce ne passa”, dici! Già: che cosa ti manca per crederci fino in fondo? Vediamoli i fattori che secondo le mamme sono di ostacolo alla loro piena realizzazione:
  • troppo poco tempo
  • l’incompetenza
  • la scarsa cura di sé
  • i doveri pressanti
  • le influenze di chi ascoltiamoi
  • la sfiducia nelle proprie qualità
  • l’educazione dei limiti
  • l’umore ballerino
  • l’energia altalenante
  • i ricatti morali
  • il pessimismo sul mondo
  • il falso idolo della rinuncia

Stop ai dubbi con il metodo PIU’CHEMAMMA

Quale di questi ostacoli è per te il più significativo? Ne hai più di uno? il tuo bambino potrebbe crescere all’ombra di ciascuno di essi. Ti hanno insegnato che ogni cosa ha il suo limite? Beh, se non scardini questa convinzione o la confermi consapevolmente finirai per trasferirla passivamente a tuo figlio (così un giorno potrai dire a ragion  veduta “quanto mi somiglia”!). Oppure sei cresciuta con il falso idolo che la fatica nobilita o che accontentarsi è da persone con i piedi per terra? Offrirai a tuo figlio i tuoi stessi idoli? con il metodo PIU’CHEMAMMA impari ad ascoltarti. Fermati davanti ai tuoi MA, PERO’, PURTROPPO e verifica se è proprio ciò che pensi: troverai che più spesso si tratta di roba altrui..

come funziona PIU’CHEMAMMA?

nel prossimo articolo ti spiegherò come funziona il metodo e come si svolgono i nostri incontri formativi. Seguimi anche sulla pagina FB PIU’CHEMAMMA.https://www.facebook.com/lecompetenzediunamamma/ Se desideri documentarti sul Coaching ti rimando ad una bibliografia consigliata dalla scuola di formazione professionale Medicoaching  https://www.medicoaching.it/pubblicazioni/ , nonchè al mio blog personale http://dottsilviacalzolari.it/coaching-scienza-coscienza/

ATTACCAMENTO PARENTALE: COSA FARE?

Attaccamento parentale: la relazione di sostegno

La teoria dell’attaccamento (attachment theory) ha ispirato fin dagli anni ’50 un vero e proprio stile genitoriale, basato sulla consapevolezza e sulla responsabilità. I primi studi psicologici di John Bowlby si sono nel tempo integrati con le ricerche biologiche e neuro-scientifiche. Ad oggi il nocciolo di tale teoria è questo: una buona relazione di attaccamento favorisce uno sviluppo psicologico equilibrato e consegna alla società personalità sane. L’attaccamento si instaura tra il bambino fin dai primi mesi di vita e il suo caregiver, cioè la figura di riferimento per quanto riguarda la cura e l’affetto. Genitori, vi rendete conto di quanto siete importanti? https://www.stateofmind.it/2017/07/john-bowlby-attaccamento/

Attaccamento e biologia

Attaccamento: il piccolo richiede la presenza della madre, la vuole per sé e protesta, quando non è considerato abbastanza. Non sono capricci, è l’imperativo naturale! La relazione di attaccamento ha un suo perché biologico: serve al piccolo per crescere in sicurezza, appoggiandosi a chi è più capace di lui. Pensa a quando eri bambino: come ti sentivi attaccato alle gonne di mamma? Anche la mamma è attaccata al suo bambino per istinti biologici: la maternità è gratificante e dà un confortante senso di efficacia e compiutezza. Contento il piccolo, contento il grande: la relazione di attaccamento funziona nei due sensi. Grazie al nostro DNA, e alle molecole che produce, il rapporto fisiologico madre-figlio prende i connotati di una melodia ben orchestrata e funzionale. Le neuroscienze ci spiegano che a gestire la relazione di attaccamento c’è un sistema integrato completamente dedicato: T.H.O.M.A.S. the human oxitocine mediated attachment system https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3138620/

Il caregiver

Il dottor Bowlby pensava che l’attaccamento fosse tanto un fatto biologico quanto un fatto psicologico, impregnato di emozioni, sentimenti e affetti. La madre è il caregiver più consueto, ma attenti a non darlo per scontato. Infatti, per essere un autentico caregiver, la mamma deve essere presente, attenta, e disponibile. Lo è sempre? C’è bisogno di perseverante sensibilità, perchè nella relazione di attaccamento il bambino deve sentirsi al sicuro, così da cimentarsi con fiducia nelle sfide col mondo, nonché con se stesso. È in questa speciale relazione che il piccolo impara a conoscere se stesso e le sue potenzialità. Perché ciò possa avvenire ha bisogno di essere ascoltato e accolto in modo da percepire di avere sempre un alleato a suo sostegno. A volte il ruolo di mamma comporta scelte impopolari e difficili, quando diventa incompatibile con casa, famiglia, lavoro e relazioni sociali.

Vantaggi dell’attachment parenting

Hai capito l’importanza di ciò che dice la teoria dell’attaccamento? Ottimo; adesso devi trovare il modo di metterla in pratica. I genitori possono adottare uno stile comportamentale che favorisca l’attaccamento (attachment parenting). E i vantaggi per la coppia sono imperdibili, sia dal punto di vista psichico che fisico:
  • maggior senso di autoefficacia
  • maggiore gratificazione del ruolo
  • maggiore condivisione di intenti
  • incremento del valore della coppia
  • condivisione ragionevole e più efficace dei compiti
  • miglior gestione del tempo e delle energie

le 7 B dell’attachment parenting

Il dottor William Sears, pediatra statunitense, è l’esperto mondiale di attachment parenting. Noto per le pratiche dell’allattamento on demand e il co-sleeping, raccomanda ai genitori di accogliere e praticare tutte quelle tecniche che favoriscono la relazione di attaccamento naturale. Personalmente sono d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di elevare il ruolo genitoriale su un livello di consapevolezza e responsabilità a tutto vantaggio dell’integrità psicofisica dei nostri figli e della salute sociale in generale. http://www.attachmentparenting.org/ Ecco in sintesi 7 principi fondamentali del metodo Sears da conoscere:
birth bonding stabilire un legame alla nascita
breastfeeding allattamento al seno
babywearing portare il piccolo con sé tramite appositi indumenti
bedding close to baby dormire vicino al bambino
belief in the langage valour of your baby’s cry ascoltare e capire il pianto del bambino come se fosse un linguaggio
beware of baby trainers stare attenti a discernere i consigli altrui
balance equilibrio

Non solo per mamme

Anche i padri partecipano alla relazione di attaccamento da un punto di vista biologico. È stato dimostrato che quando gli uomini diventano padri e cominciano ad entrare in contatto intimo con il neonato, avvengono modificazioni biochimiche importante e per certi versi sovrapponibili a quelle materne. Il ruolo che i padri sviluppano in seguito è certamente diverso da quello materno: la relazione con i figli prosegue su un piano relazionale più ludico ed esperienziale. https://www.researchgate.net/profile/Franco_Baldoni/publication/46079743_Funzione_paterna_e_attaccamento_di_coppia/links/550aa1850cf22162ab5d4f37.pdf

Conclusioni

Quella di attaccamento è una relazione tra le più utili ed efficaci. Anche se il setting cult di tale relazione è quello tra mamma e figlio, tuttavia non è l’unico scenario. Simile organizzazione relazionale la troviamo anche nelle coppie di amanti, nelle famiglie e nei clan. Ciò dimostra lo straordinario ruolo sociale di tale relazione. Quindi c’è una ragione in più per decidere da genitori consapevoli di seguire la natura e favorire l’attaccamento. http://dottsilviacalzolari.it/mamma-competenze-performance

MAMMA: LE COMPETENZE E LA PERFORMANCE

Nasce una Mamma.

Adesso che tuo figlio è nato sei una mamma, cioè molto più che una donna. La Natura prevede che quando nasce un bambino, nasce anche una Mamma. E, così come suo figlio, anche una Mamma cresce (e con essa anche le sue esigenze e le sue aspirazioni). Hai già avuto tre figli e quindi, dici, sei un’esperta? Forse è solo una credenza (fai il quarto figlio e poi verifichi!). Quando diventi Mamma (anche se non è più la prima volta) non sei più quella di prima: sei una nuova Te stessa. La maternità è un viaggio sacrale, che ti offre una grande opportunità di crescita personale.

Uno stato divino!

Per nove mesi i tuoi ormoni non hanno fatto altro che cambiarti, in modo che tutto il tuo corpo diventasse la casa protetta di tuo figlio. Gonadotropine, progesterone, estrogeni, prolattina ed altre sostanze adattogene hanno anche cambiato le tue emozioni e i tuoi pensieri. Lo scopo: farti agire a favore di tuo figlio, a fronte di uno sconvolgimento che non si presenta in nessun’altra condizione fisiologica. La scrittrice Erica Jong lo definisce così “Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro quanto l’essere incinta

La maternità è cambiamento

Quanto gli ormoni cambiano la tua personalità, mamma? Gli studi della Università della British Columbia dimostrano che gli elevati livelli di estrogeni della maternità, ad esempio, influenzano la memoria e l’orientamento, modificando la neuroplasticità di aree cerebrali quali l’ippocampo. http://salute.ilgiornale.it/news/22306/-cellule-gravidanza-particolare-terapie/1.html Alcuni ormoni della maternità influenzano i tuoi atteggiamenti a lungo anche dopo il parto. La prolattina, ad esempio, ti fa sentire soddisfatta come non mai; il ruolo di nutrice di tuo figlio, conferisce alla tua vita un senso profondo e appagante. Sei lì per provvedere a lui o lei, per difenderlo, per dargli il necessario supporto, a costo di non dormire: hai la forza di una leonessa e la dignità di un’eroina epica.

La cura reciproca madre-figlio

E poi c’è l’ossitocina, l’ ormone che ti fa sentire tutt’uno con il tuo bambino. Un senso di appartenenza, di solidarietà, di “fare squadra”, che non avvertirai mai più in modo così intenso! La scienza ci dice che l’ossitocina è indispensabile per stabilire una buona  relazione madre-figlio, basata sulla cura reciproca: tu ti curi di lui, lui si cura di te. L’ossitocina agisce sui tuoi neuroni e ti fa essere più aperta e disponibile, ti predispone all’empatia, ti dà saggezza e perspicacia, impari a coniugare cuore e cervello in una fortunata alchimia che fa bene a te e al bambino. Da questa relazione dipenderà il futuro emozionale di tuo figlio, nonchè la formazione di una personalità equilibrata e socialmente adattatabile.
COMPETENZA RELAZIONALE
Gli studi più recenti mettono in relazione l’ossitocina con alcuni aspetti della vita relazionale come l’attenzione all’ambiente e alle informazioni di ordine emozionale e sociale che da lì provengono. La mappa dei recettori dell’ossitocina, realizzata da Daniel Quintana all’Università di Oslo in Norveglia nel gennaio 2019, dimostra che questo ormone è attivo in aree cerebrali connesse anche alle relazioni sociali. https://www.nature.com/articles/s41467-019-08503-8

Essere Mamma, non fare la Mamma!

Quello di Mamma è uno status esistenziale, cioè una condizione peculiare del Genere (femminile), depositata nel DNA e pronta ad essere espressa pienamente grazie alle molecole di maternità (ormoni, neurotrasmettitori, neuropeptidi, citochine ecc…) ad altissimo potenziale biologico.
Imprinting relazionale: il DNA non basta
Ora che hai capito chi è, cosa prova, cosa pensa e cosa fa una Mamma, forse ti è più chiaro che alcuni aspetti moderni della vita di una mamma sono incompatibili con la condizione fisiologica di Mamma. sto parlando della differenza che c’è tra essere una mamma e fare la mamma, soprattutto al giorno d’oggi! prendiamo ad esempio il Multitasking, cioè lo svolgere più funzioni in contemporanea, fenomeno che sempre più si applica alle moderne Mamme Mogli Manager ( e quante più M hai le puoi aggiungere all’elenco). Una mamma è biologicamente settata su un preciso timer ed è predisposta biologicamente alla calma, alla lentezza, alla concentrazione nel qui ed ora. Una Mamma il tempo lo centellina, come se le ore passate con i figli fossero gocce di nettare degli dei! Il Multitasking è incompatibile. Non è esattamente quel che succede a te? Ti capita di dover moltiplicare braccia e gambe come la dea Kali? Ti si chiede di essere contemporaneamente in più posti? Allora sei una Mamma Multitask e operi senza dubbio al di fuori di una regolare (e rispettata) biologia. attenta, però: il multitasking è biologicamente incompetibile.

supera la “Zona di Sconforto”

Ti avverto che la biochimica ha i suoi range operativi e i suoi tempi. Se valichi la zona di confort e vivi ai margini dello sconforto ti stai per avventurare nel paese dello Stress. Ti invito a riportarti nella condizione privilegiata di Mamma, prendendoti cura di te con lo stesso amore che hai per i tuoi figli. Ascoltati e focalizzati sul tuo essere Mamma. Cerca e apprezza le tue risorse. Trova il modo di farle fruttare per la tua salute e quella dei tuoi figli. Le risorse naturali di una mamma sono tante e tali che bastano per far fronte a tutti i ruoli di una Mamma Moderna. Usa una buona consapevolezza, fatta di sapienza e di saggezza. Le trovi già ben organizzate nel Metodo Piu’ che Mamma: semplice ed efficace, riesci a fare tutto e bene sentendoti soddisfatta e realizzata.    

COMPETENZA RELAZIONALE

HAI UNA BUONA COMPETENZA RELAZIONALE?

Cioè riesci a creare relazioni soddisfacenti, serene e autentiche? Stare insieme, è questo il nocciolo della competenza relazionale: gli uomini lo fanno da milioni di anni e pare proprio che ciò abbia dato i suoi frutti. Storia, arte, scienza, tecnologia, filosofia e religione sono solo alcuni dei frutti dell’albero della Relazione Umana. Il cesto che li raccoglie tutti si chiama “cultura” ed è tanto capiente da non esser mai colmo.

IL VANTAGGIO DI STARE INSIEME

Stare insieme, nel senso di aggregarsi, è vantaggioso: lo sanno anche organismi ben più semplici di noi. Lo sai che i batteri si organizzano in colonie, quando non ci sono abbastanza risorse per tutti? Da quasi quattro miliardi di anni i batteri si comportano come se avessero un “quorum sensing”, un senso del gruppo. E lo sfruttano per stare meglio. Ad esempio, quando sono nella tua gola, dove trovano un habitat ideale, si mettono insieme per formare una barriera e secernono molecole che creano un velo protettivo e resistente. “L’unione fa la forza“, si dice, e allearsi risulta vantaggioso anche nel mondo dei microbi: batteri della stessa famiglia stringono rapporti di solidarietà. E se nelle fila degli alleati c’è qualche batterio che non partecipa alle attività di famiglia, viene eliminato dal gruppo! A questo punto ti stai chiedendo se i batteri sono intelligenti, perché sembra proprio così. La scienza ci dice che i microbi obbediscono semplicemente all’ordine naturale delle cose. Essi rispondono ad una forza vitale che si chiama omeostasi. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/06/26/lo-strano-ordine-delle-cose-descritto-da-damasioBologna15.html

STARE BENE INSIEME

Stabilire relazioni è naturale per gli esseri viventi e a stare insieme son capaci tutti. Quando si tratta di guadagnare ciascuno il suo, la cooperazione si è dimostrata nella storia planetaria una strategia conveniente. E lo è ancora. Ma Stare insieme e Starci bene non è la stessa cosa, anzi sembra a volte che si tratti di diversi ordini semantici. E’ quel termine aggiunto, “bene”, che fa la differenza tra un batterio e un uomo? Personalmente ritengo che sia proprio così. Stare bene insieme è una richiesta squisitamente umana. Ora, la questione è questa: stare bene con gli altri è naturale, come lo stare insieme, oppure lo si impara strada facendo? Nella seconda delle ipotesi è chiaro che possiamo stare sempre meglio con gli altri, a patto che acquisiamo una vera e propria competenza relazionale.

RELAZIONI LUNGO LA STRADA

Anche noi umani rispondiamo ai principi omeostatici di conservazione ed evoluzione, però siamo ben diversi dai batteri. A noi interessa stare bene e anche essere felici, mantenerci e anche rinnovarci, essere e anche diventare. Ci piace il “qui e ora” e anche l’ “ovunque in ogni tempo”. Siamo mossi da sentimenti complessi e nobili, come amore e compassione. Per empatia sentiamo e comprendiamo i sentimenti altrui, e per simpatia siamo portati a condividerli per aiutare il prossimo. Perseguiamo l’unione, la cooperazione, la reciprocità, la solidarietà anche a prescindere dal tornaconto personale. Mi piace immaginare ogni essere umano come un viandante. Nel viaggio della Vita incontriamo altri viandanti come noi. Siamo ben equipaggiati giusto per stabilire con loro una relazione vantaggiosa, come è nella nostra natura.

LA SALUTE EMOTIVA 

Le emozioni e i sentimenti ci dicono in ogni momento che tipo di relazione stiamo intrattenendo, come sta andando e soprattutto se ci sta facendo bene. Vale sia per le relazioni con gli altri sia per quelle con noi stessi. Le relazioni interpersonali hanno molto a che fare con le relazioni intrapersonali, cioè quelle con noi stessi. Se siamo bravi a stare con noi stessi, lo siamo anche a stare con gli altri. Alla base di qualsiasi società che funziona ci sono individui che funzionano per se stessi e il primo segnale di buon funzionamento è la salute emotiva. Quanto siamo equilibrati? Per poter rispondere a segno, è bene intenderci: l’equilibrio emotivo nasce da 3 fattori influenti come la consapevolezza, la responsabilità, l’autonomia. Richiede un lavoro, cioè un’applicazione costante che mira a ottimizzare le energie psicofisiche.http://dottsilviacalzolari.it/relazioni-difficili/

IMPARARE A GESTIRE LA SALUTE EMOTIVA

Imparare a gestire la nostra salute emotiva è il primo passo per sviluppare la competenza relazionale. Questa competenza ci offre 3 opportunità: potenziarci come individui, creare società sane e formare culture positive. Una persona in buona salute emotiva ha un ottimo equipaggiamento per viaggiare nel mondo delle relazioni e portarsi a casa vantaggi funzionali alla propria realizzazione. Il secondo passo è quello di sviluppare i 3 gradi della potenzialità relazionale: empatia simpatia e compassione. Che sono gradi diversi di un’unica grande funzione: la Relazione Umana. Gli esercizi non ci mancano: le occasioni per metterci alla prova  ci vengono offerte dalla strada, dal lavoro, dalla famiglia in qualsiasi momento della nostra giornata.

COMPETENZA RELAZIONALE

La competenza relazionale: prendi un’ innata qualità umana, come la propensione relazionale, la alleni, esercitandoti sul campo della vita quotidiana, finchè diventi bravo: sei diventato un competente relazionale! Stare bene insieme agli altri è una forma di maestria. Si applica anche alla competenza relazionale il concetto di ars, cioè di maestria legata all’acquisizione di una tecnica. Se sei diventato “Mastro di Relazioni”è perché hai allenato la tecnica dei 3 pilastri
  1. Frequentare
  2. Partecipare
  3. Interagire
Questa tecnica si sviluppa sul piano della consapevolezza, quindi deve essere sperimentata con intento e attenzione, che sono attributi della coscienza. Personalmente ti consiglio di mettere in conto che le relazioni sono come un investimento: ci sono rischi e benefici da valutare prima di impegnarsi. Vuoi investire in relazioni umane? È certamente un buon business. Per quello che mi riguarda penso che il business sia un fenomeno biologico e vada visto come tale. Investire in relazioni umane è a mio avviso un business conveniente: a fronte di un piccolo investimento si ha un guadagno a dir poco sbalorditivo.

COSTRUIRE UNA RETE DI OPPORTUNITA’

Atteggiamenti e comportamenti di buona qualità relazionale possono tessere una rete di opportunità più resistente di quella di un ragno. Attenzione però: la rete non regge e si spezza facilmente se il filo è debole. Ti raccomando di investire in relazione umane solo se sai di poter essere autentico, ecologico e leale verso la tua essenza più profonda. “Chi sono io?”: è una buona domanda da cui partire per poter poi tessere la tua rete relazionale con persone simili che attirerai e che ti attireranno in modo naturale secondo principi di sincronicità e coerenza. L’altro consiglio che ti do è di mirare ad un obiettivo esaltante nel costruire la tua rete relazionale, pertinente alla tua missione e alla tua visione della vita.

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Siamo esseri sociali? Sì. Ognuno di noi potenzia l’altro. Ciò vale anche quando si considerino eventi umani negativi e nefasti in un tempo abbastanza lungo per verificare le reazioni positive emergenti a posteriori. È la storia, è la biologia, è l’Uomo la prova che “per andare nel paese di Migliore, si va tutti insieme”.