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Baby bulli: attenzione alle etichette!

Baby bulli: quando è proprio vero che un bambino è un “bullo”? Il fenomeno del bullismo si registra in età sempre più precoce e individuarne da subito le radici è indiscutibilmente fondamentale. http://www.adolescienza.it/bullismo-e-cyberbullismo/vittime-di-bullismo-gia-a-6-anni-quali-sono-i-segnali-da-non-sottovalutare/ Sono sempre di più le consulenze mediche che faccio per sospetto “bullismo infantile”. Bambini iperattivi, impossibili, incontenibili, che tracimano ansia e paura, permalosi, egoisti, rancorosi, perfino calcolatori: soggetti difficili, certo, ma non per questo baby bulli tout court. Il buon senso vuole che prima di dare del bullo ad un bambino ci si pensi bene, perché a capovolgere la medaglia si fa davvero molto presto! N.è un bambino affettuoso, impetuoso, generoso. Lo faccio sedere accanto a me e insieme ragioniamo della sua “agitazione”, come lui definisce ciò che i grandi chiamano in altri modi, per lo più utilizzando il suffisso “iper”. Lui ha 10 anni e mi racconta che il papà e la mamma sono molto preoccupati e da un po’ di tempo lo portano in giro a incontrare i dottori: pensa che sia per via di quello che dicono di lui a scuola, cioè che è un bimbo “cattivo”. Ragiono alla stessa maniera anche con A. , 6 anni, riservato, puntiglioso, ordinato. “Che cosa ti piace di più?”, gli chiedo interessata. “Andare a scuola, ma non adesso”, dice diventando un po’ cupo. Perché, mi spiega sottovoce, gli altri bambini dicono che è un prepotente e non lo prendono più a giocare con loro. Mamma e papà di A. sono imbarazzati: confessano di sentirsi in colpa, senza capire che cosa hanno fatto di così tremendo per avere un figlio “bullo”. Baby bulli o bimbi con disagio relazionale? Che cosa c’è dietro? Ci sono “le cose dei grandi”, come dice L. di 7 anni che racconta di una mamma “che ha sempre da fare, ma mai con me”. Ci sono “le cose della scuola”, dove secondo R. di 8 anni “ti fanno stare seduto anche se mi scappa di correre”. Ci sono “le cose degli altri bambini”, che mettono da parte B. di 5 anni  perché si arrabbia e tira le gomme addosso alla sua amica quando le ruba i pennarelli nuovi. Chi è il bullo e quando, chi la vittima e quando? A volte i ruoli si confondono, si invertono, si intrecciano. Una cosa è certa: i bambini vanno aiutati, dall’una parte e dall’altra, e noi grandi dobbiamo essere molto preparati a farlo. Io parto dall’ascolto: so che non ho a che fare con  piccoli uomini e piccole donne, così non posso applicare all’infanzia gli stessi schemi che valgono per i grandi, prenderei fischi per fiaschi. Possiamo tutti quanti dimostrare consapevolezza e responsabilità adottando atteggiamenti e comportamenti adeguati: vorrei che nessuno parlasse di “baby bulli” alla leggera e che tutti ci pensassimo bene, prima di incollare addosso ai piccoli delle etichette che difficilmente poi si tolgono. Possiamo cominciare, noi grandi, a modificare i nostri comportamenti,  quelli a cui i bambini assistono e che tendono a ricalcare. Non è solo una responsabilità dei genitori, ma di tutta la società adulta. Possiamo sperimentare schemi relazionali nuovi, che i piccoli possano a loro volta adottare; basta essere più semplici e spontanei, più fiduciosi e più gioiosi, più curiosi e più disponibili. Possiamo assumere ottiche più lungimiranti: basta dare un po’ di spazio ai nostri sogni e magari condividerli con i più piccoli. Possiamo anche prendere i nostri pregiudizi e metterli da parte, in un angolo dove non costituiscano un limite. Uno spunto che può tornare utile: quanti sanno che le reazioni di un bambino sono in stretto rapporto alla sua costituzione? I medici pediatri lo sanno: qualcuno è portato per natura a reagire in modo esuberante e persino provocatorio, qualcun altro tende ad assorbire certe dinamiche relazionali interiorizzandole. Saltare subito alla conclusione che quel bimbo è un bullo solo perché ha una propensione assertiva non è corretto: sono altre le indicazioni per la definizione del profilo di bullo. Consiglio i genitori di ascoltare non solo il qualificato parere della scuola e dello psicologo, ma anche quello del medico, a partire dal proprio medico di fiducia: atteggiamenti di aggressività, insofferenza, intolleranza, prepotenza sono la spia di un disagio di interesse clinico più spesso di quanto non si creda. Intolleranze alimentari, vizi nutrizionali, allergie, deficit vitaminico-minerali, malattie croniche, disordini endocrino-metabolici-immunologici hanno una forte ripercussione sui comportamenti infantili e non dimentichiamo mai che il bambino sta mettendo alla prova se stesso nella relazione con gli altri. Bambini come N. e come A. e come tanti altri che ho assistito oggi stanno bene e nessuno più li chiama bulli, perché non lo sono mai stati. Le loro famiglie respirano e con giusta soddisfazione: li ringrazio per avere avuto fiducia nella loro pediatra. Qualche bambino che in passato era stato additato come bullo ( ma che bullo non era) è diventato grande, bravi giovani brave ragazze. E mi viene in mente Al, un bimbo che tanto tempo fa era stato considerato un bullo perché angheriava una bimba che stava sempre zitta: quella bimba ero io. Un giorno il papà di Al, d’accordo con il mio, si presentò alla porta di casa mia e tirando Al per le orecchie (letteralmente) gli impose di chiedermi scusa. Lui lo fece, diventando tutto rosso, ma prima di andarsene si girò e mi disse che mi aveva trattato male perché mi voleva tanto bene. Terza elementare, nessuno gli ha creduto. Più tardi pensando ad Al non avevo dubbi: era senz’altro diventato un malavitoso! In effetti seppi che Al era diventato Don Al, ma il suffisso non indicava l’appartenenza alla mala, bensì una vocazione ben diversa: quella sacerdotale. Quanto a me, la vittima, posso garantire che il tempo della timidezza passò ben presto. Il vostro medico vi può dire se certi comportamenti di vostro figlio possano essere ricondotti a qualcosa che non c’entra niente con il bullismo. E’ un beneficio del dubbio, che dobbiamo ai nostri bambini. In fin dei conti noi lasceremo il mondo a loro e come lo troveranno dipende anche da come noi adulti abbiamo operato, cercando di fare del nostro meglio.

IPERATTIVITA’ E DEFICIT DELL’ATTENZIONE

Iperattività, bimbi troppo vivaci: soltanto esuberanti o, piuttosto, affetti da ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder)?Come si fa a distinguere quella che può essere una naturale tendenza del bambino a dare sfogo alle sue traboccanti energie dalla sindrome di “iperattività e deficit dell’attenzione” (un tempo definita disfunzione cerebrale minimale o ipercinesi)? Che cosa c’è sotto, si chiedono i genitori? Ci sono fattori genetici, che determinano un deficit evolutivo dei circuiti cerebrali dell’inibizione e del controllo, e fattori ambientali, che possono incedere variamente, non solo alla nascita o dopo ma anche durante la gravidanza. http://old.iss.it/adhd/index.php?lang=1&anno=2018&tipo=1 Di fatto I genitori verificano ogni giorno a casa l’iperattività del loro bambino: è incontenibile, non dà retta, non ci ascolta, fa quello che gli pare, è sempre arrabbiato, vive in un mondo tutto suo…non si tratta più di capricci, dicono mamma e papà, ma di un vero e proprio disturbo. Una delle preoccupazioni dei genitori è che sotto all’iperattività e al deficit attentivo ci sia un problema psicologico e cercano di “prenderlo per tempo”, ricorrendo spesso ad un “fai da te” che non produce mai niente di buono. Mamma si colpevolizza, papà si irrigidisce; da un lato si provvede con atteggiamenti iperprotettivi, dall’altro piovono sgridate e punizioni. Quanto è scomoda la posizione del bambino che aumenta il suo disorientamento e la sua frustrazione! A svelare la sindrome di ADHD ci pensa la scuola. Il luogo ideale per esaltare l’iperattività del bambino è proprio la classe con i suoi limiti strutturali, aggravati dalle regole necessarie per gestire il gruppo di scolari. Anche le relazioni con i compagni sono una palestra fenomenale per far emergere i conflitti, scatenare le impulsività, le prese di posizione, gli eccessi emozionali, gli scatti di rabbia e i momenti di isolamento. https://didatticapersuasiva.com/sostegno/il-disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivita-7-consigli-invincibili Il dialogo scuola-genitori non è per niente facile su questo terreno. E in mezzo ci sono anche medici e psicologi.Il problema ADHD corre il rischio di essere aggravato da due opposte tendenze: la medicalizzazione da un lato e la sottovalutazione dall’altro. Mamma Mara mi chiede in modo concitato se c’è da prendere qualche medicina per la sindrome ADHD; Sara vorrebbe capire come comportarsi al meglio con suo figlio, a cui è stata diagnosticata la sindrome; papà Sergio vuole un consiglio su quale specialista consultare; Lucia , mamma di un bimbo con ADHD e maestra, con in classe un bimbo affetto dalla stessa sindrome, mi spiega il suo enorme stress nel gestire questa situazione particolare…e via dicendo, sono tante le storie delle famiglie che hanno a che fare oggi con l’iperattività e il deficit attentivo dei figli.La ADHD colpisce il 2-3% dei bambini in età scolare ma è senza dubbio in aumento e coinvolge famiglia scuola ambienti sportivi e ricreativi CHE COSA SI PUÒ FARE? Primo: capire quando si tratta di ADHD. Non solo vivaci e capricciosi; l’ADHD ti mette in una condizione molto scomoda. Tutti gli stimoli intorno a te ti attirano di continuo, impedendoti di posare l’attenzione su qualcosa per poco più di una frazione di tempo, insufficiente per renderti conto di qualcosa; ti ritrovi in una specie di frullatore emozionale, e tutte le emozioni sono esasperate; in più sei carico come una pila e, anche se vorresti riposare e rilassarti, non puoi farlo. Gli altri ti sono ben presto ostili e ti allontanano; tu fai di tutto per farti volere bene ma combini solo pasticci. Una cosa che mi colpisce dei bambini con ADHD è che si rendono conto di quello che gli accade intorno; vedono che tutti dicono di volerli aiutare ma poi chi li sgrida chi li riprende, chi gli sta troppo addosso…nessuno, insomma, che dia loro fiducia, che li faccia sentire capaci e intelligenti. Matteo dice “Sono iperattivo, me lo ha detto la maestra. Ma io non riesco proprio a stare attento, ci sono troppe farfalle fuori dalla finestra della mia classe”. Ogni pensiero che sorge nella mente di questo bambino è fuggevole come una farfalla e lui lo insegue ovunque lo porti. Di pensiero in pensiero, di emozione in emozione, di farfalla in farfalla, tutto vola e va. Il corpo, la mente e il cuore di Matteo sono in perenne viaggio su una mongolfiera che non si sa quando toccherà terra. Personalmente amo moltissimo questi bambini e parlo molto con loro: sulle cose che a loro interessano riescono a soffermarsi molto di più che non sulla lezione di storia o di italiano. Secondo: scegliere l’atteggiamento relazionale giusto. Al di là di ogni ispirato consiglio psicologico, quello che vi do io è “avere fiducia e dare fiducia” a vostro figlio. Nessuno dice che sia facile, ma la ADHD va affrontata consapevolmente, onde evitare che nell’adolescenza e in età adulta venga compromessa l’intelligenza emotiva, relazionale, sociale. Terzo punto: collaborare. La ADHD si affronta da più punti di vista, perché coinvolge un ampio spettro di figure, da quelle parentali a quelle professionali che gli gravitano intorno. Quarto punto: dargli feedback positivi E’ quello in cui ho maggior fiducia. Mettete vostro figlio in condizione di realizzare piccoli ma significativi obiettivi e dategli dei feedback  positivi. Non è così difficile: -fategli fare piccoli lavoretti -frazionate i compiti e fateli con lui, magari inserendo una nota ludica -dategli delle gratificazioni da raggiungere non subito ma dopo un tempo un po’ più lungo -rilassatevi insieme a lui con qualche occupazione tranquilla -evitate di stressarlo con inutili marce chilometriche (o sfrenate attività fisiche per “farlo scaricare”) -abbassate la voce e scegliete ambienti in cui si possa modulare il rumore -dategli da mangiare cibi freschi e preparati al momento -integrate con vitamine B e con minerali come Zinco Selenio Manganese -state dalla sua parte, senza stargli troppo addosso ma tenendovi ad una giusta distanza. -lasciatelo sbagliare e correggetelo col sorriso sulle labbra per fargli capire che la perfezione non esiste. -quando uscite (al ristorante alla festa di classe al catechismo) siate orgogliosi di lui. Ricordatevi: l’unica cosa che state rischiando non è quella che vostro figlio distrugga qualcosa (o faccia piangere gli altri bambini o dia in escandescenza esponendovi al ludibrio pubblico) ma quella di non apprezzarlo abbastanza negli sforzi che fa per compiacervi. Vi consiglio di partecipate attivamente alle sue conquiste; l’equilibrio, la riflessività, la consapevolezza sono facoltà cerebrali che possono richiedere il loro tempo per arrivare ad esprimersi in modo completo ed armonioso. E diamoglielo questo tempo, che , come si sa in fondo è …relativo!

Fiori di Luce: a tu per tu con Edward Bach

C’è una Luce dentro di noi che rimane accesa, anche se spesso proviamo a spegnerla. Viene dalla nostra Essenza. Secondo la definizione di Aristotele questo termine indica “ciò per cui una certa cosa è quello che è, e non un’altra cosa”. Immagino la mia Essenza come una specie di marchio, per cui io e solo io sono me stessa, e non un’altra persona. È una traccia indelebile della nostra autentica natura, di cui tutte le cellule sono informate in modo coerente e sincronico. A volte lo percepiamo solo come un flebile sospetto, altre volte come una certezza assoluta, ma il succo è questo: noi sappiamo chi siamo ad un livello molto profondo. Per chi fosse scettico, non c’è di meglio che un buon test kinesiologico, un metodo che, in mano ad un preparato e onesto kinesiologo, ti permette di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo organismo.http://www.icakusa.com/content/dr-george-goodheart Torniamo all’Essenza, un’ energia informata di “tutto ciò che sei” che impregna tutte le tue le funzioni corpo mente e cuore. E come tutte le forze, l’Essenza qualcosa produce: emozioni, sentimenti, pensieri, azioni. Quando siamo allineati alla nostra Essenza, forte e pura, la sua luce viva e potente illumina il DNA; ogni cosa che proviamo sentiamo pensiamo facciamo è espressione diretta di quel che siamo. E’ nostra facoltà (e anche responsabilità) mantenere la  condizione perfetta dell’allineamento per condurre una vita ricca di senso e significato, piena di occasioni interessanti e proficue per crescere ed evolvere, dando e ricevendo il meglio. Le più antiche culture si sono occupate di come possiamo mantenerci allineati con la nostra Essenza e anche le più moderne indicazioni sullo stile di vita, la gestione emozionale, la realizzazione degli obiettivi ecc. mirano alla ricerca della felicità. Capita però che la luce dell’Essenza venga ottenebrata: allora diveniamo deboli incerti insicuri e non sempre quello che realizziamo è proprio quello che ci fa stare bene ed essere felici. Nel 1931 il dottor Edward Bach lanciò una provocazione in occasione di una conferenza medica. “Voi soffrite a causa vostra”, è il titolo del suo illuminato discorso, in cui osserva e ammonisce al riguardo di una verità valida ancor oggi: la malattia è il risultato di un negato allineamento ai dettami della nostra Anima (Edward Bach, Le opere complete, Macro edizioni). Il corpo, dice Bach, è il santuario dell’Anima: diventa fonte di dolore quando non ascoltiamo le voci dal profondo. L’intuizione, quando si collega alle radici del nostre essere, ci suggerisce le scelte giuste, quelle che ci portano in alto lungo una scala di valori: pace, speranza, gioia, fiducia, certezza, saggezza, amore. Li possiamo conquistare, grazie alle esperienze di vita quotidiana: ogni nostra giornata fa da sfondo alla nostra evoluzione, è il teatro dove impariamo a tirar fuori il meglio di noi e dimostriamo che possiamo essere migliori. Bach individua in queste Virtù i 7 passi da fare per guarire da ogni ferita, da ogni malattia, da ogni tribolazione. C’è una forza speciale nella filosofia di Bach, legata al fatto che le sue considerazioni sono verificabili da tutti. Ci sono malattie che vengono ben prima delle varie patologie mediche e che si chiamano orgoglio, violenza, odio, egoismo, ignoranza, instabilità, avidità. Basta che ci immedesimiamo in queste situazioni negative, di cui tutti siamo stati vittima almeno una volta, per comprendere quanto male possano farci, quanto possano offuscare la nostra mente, congelare il cuore e gettarci nella più oscura condizione: la “l’oscura notte dell’anima”(dall’opera di San Giovanni della Croce all’opera di Bach). Allora ci vuole la Luce che ci ricordi chi siamo; riportandoci alla nostra Essenza possiamo guarire e liberarci dal dolore. Dove l’andiamo a prendere una luce che illumini un’oscurità così profonda come quella della depressione? Bach pensò ai fiori, perché i fiori hanno un potenziale vitale completamente espresso e sono disponibili a donarcelo attraverso le diluizioni in acqua, che sono alla base delle preparazioni dei suoi rimedi.http://www.bachcentre.it/fiori_bach/index.php A tu per tu con Bach, che cosa ci direbbe oggi? “Accendi la luce della tua Essenza con un Fiore. Prenderai quel fiore che ti aiuta a imparare la lezione che non vuoi imparare. Se sei egoista hai bisogno di provare a vivere con generosità,  se sei rigido hai bisogno di ammorbidirti nei modi e nei sentimenti, se sei orgoglioso hai bisogno di scendere dal pero e di cominciare a servire gli altri come se fossero tuoi fratelli”. È vero che ci sono rimedi floreali che servono per farti stare più calmo, per farti dormire meglio, per aiutarti a prendere un aereo quando hai una fifa blu di volare. Non perdere di vista, però, quello che è il messaggio più importante di questi Fiori di Luce: il tuo disagio, qualunque esso sia, nasconde qualcosa di più, qualcosa che ha a che fare con te, con il modo di vivere che stai portando avanti, con le credenze e i valori che hai. Fermati e ascolta: sei te stesso nella vita di tutti i giorni? Ci sono desideri altri, pensieri altri, emozioni altre, a cui non stai dando spazio? E’ questa la missione e la visione della tua vita, quella cioè a cui stai dando retta? che cosa altro c’è da sapere su chi sei e dove vai? Non avere dubbi: se c’è qualche verità da scoprire su di te i Fiori di Luce ti metteranno in viva voce con la tua coscienza e allora potrai avviare un bel discorso tra” il Te e il Sé”. La tua Essenza aspetta con pazienza che ti riporti al centro del tuo essere. Perché la Vita è per ora, l’Essenza è per sempre. Buon Viaggio

IL COACHING TRA SCIENZA E COSCIENZA

Il coaching: un metodo per crescere attraverso le relazioni. E crescere, nel caso del coaching, vuol dire espandere la propria coscienza. Questo cambia la nostra Personalità;  ne seleziona le naturali tendenze evolutive, orientandole verso un polo assertivo; ne svela gli aspetti ancora irrisolti, ponendoli alla luce dell’intelletto; ne esalta i tratti più raffinati, facendo emergere desideri nobili e profondi. Lavorare sulla propria coscienza con il metodo del coaching è un piacere della mente e un privilegio del cuore. Ho amato il coaching da subito: nonostante abbia verificato al 100% quanto sia potente nel favorire le persone a trasformare sfocati desideri in realizzabili obiettivi, io amo il coaching per il suo straordinario impatto sulla crescita personale. Ho conosciuto e approfondito diverse discipline metodi e tecniche che perseguono lo stesso scopo ma nessuna è per me così solida, attuale, moderna come il coaching. Tra scienza e coscienza: il coaching coinvolge globalmente la nostra neurofisiologia ed è compatibile con tutti  i modelli scientifici della coscienza, da quelli più classici a quelli più innovativi. Ma quello che è davvero straordinario nel coaching è che il campo di addestramento della nostra coscienza è quello della relazione interumana. Relazione: lo scenario in cui si svolgono tutte le nostre esperienze. Non c’è azione che non sia ambientata fuori o dentro di noi. Le nostre emozioni i pensieri le azioni sono prodotti relazionali. A livello scientifico ne sappiamo già abbastanza dei nostri processi mentali in se per sé; adesso la scienza sposta l’attenzione sulla relazione con l’ambiente, interno o esterno a noi che sia, concludendo che la mente è una funzione emergente da tale relazione, o, meglio, è relazione pura essa stessa, in grado di regolarsi attraverso i suoi stessi feedback. Il coaching ci allena sullo sfondo delle relazioni interpersonali: è lì che emergono le migliori qualità, anche quelle misconosciute, dalle quali possiamo, impegnandoci, ricavare capacità e competenze utili per realizzare quel che desideriamo profondamente.  Un obiettivo raggiunto è il risultato concreto di un’agentività esperita nel mondo che ci circonda. Stabilire relazioni sane con gli altri migliora la qualità del nostro vivere. Costruire relazioni sane non significa soltanto avere meno problemi da risolvere in famiglia al lavoro nella società, ma significa soprattutto prenderci più cura e responsabilità di noi stessi. Già antiche tradizioni, come quella essenica, greca e orientali, ci ricordano che le relazioni con i nostri simili rispecchiano quello che siamo dentro di noi: una maggiore consapevolezza dello specchio che la realtà costituisce per ognuno di noi, è un buon modo per scegliere di essere migliori, compatibilmente con le nostre potenzialità. La relazione con gli altri e la relazione con noi stessi: due facce di una stessa medaglia. Sono aspetti integrati in una stessa realtà quotidiana. Imparando ad ascoltare e accogliere l’altro, a metterci nei suoi panni, ad esprimere chi siamo veramente in ogni rapporto di amicizia, come anche solo di semplice conoscenza, ci diamo delle opportunità che neanche immaginiamo. E la vita cambia in meglio, in modo naturale, spontaneo, senza fatica. Il coaching mi è sembrato da subito un buon modo per gestire il proprio potenziale orientando le nostre forze psicofisiche verso il futuro, non senza rivalutare il proprio passato. Quando si parla di coscienza non sempre le cose sono così chiare a tutti: per questo il nostro secondo libro “Il coaching tra Scienza e Coscienza” mette la coscienza al centro dell’interesse del lettore per arrivare ad esaltare il metodo del coaching per la sua coerenza con tutti gli aspetti  che l riguardano, dai più densi ai più sottili. https://www.medicoaching.it/coaching-inside-out/E parlare di coscienza ci permette di spaziare nelle tante possibilità che il coaching può offrire , a patto di non sminuirlo in semplicismi che forse aiutano il marketing ma non sempre aiutano a far chiarezza sulle reali potenzialità del metodo. Il coaching oggi: un tema di attualità trattato a volte tra il serio e il faceto. Questo libro potrebbe non tanto convalidare slogan spicciativi, o supportare consumate metafore e ispirati aforismi, cari ad alcuni dichiarati professionisti del settore, quanto piuttosto parlare alla mente e al cuore di chi legge in modo semplice, lasciando all’intelletto all’immaginazione e all’intuito il compito di far fiorire una nuova prospettiva di chi siamo e di che cosa vogliamo.

OGNI FIORE UNA FAVOLA

Ogni fiore racconta una storia. Lo fa con i suoi impavidi colori, la sua mirabolante forma, il suo discreto profumo, il suadente tatto. La prima cosa che ti racconta è un’emozione. E quel che racconta a te è diverso da quel che racconta a un altro. Un fiore accoglie la tua reazione, qualunque essa sia e ti rimanda un augurio, una speranza, un sogno. Un fiore riflette pezzi del tuo cielo, quello dove abita la tua Anima. Attorno a un fiore nascono le favole più belle, lo sapevi? Lo guardi, lo tocchi, lo annusi ed entri nel regno dell’Incanto. E nell’Incanto i pensieri sono troppo poco e le fantasie sono un po’ troppo. L’Incanto si trova tra l’Intuito e l’Intento a cavallo di una Magia. Per far nascere una favola da un fiore bisogna mettere via la fretta e lasciarsi trasportare da un sospiro, prendere al volo l’ immagine che arriva e fare un grande “ohhh” di meraviglia. L’emozione, l’immagine, il pensiero, forse un ricordo, a volte una visione: quale storia ti racconta il tuo fiore? Certo, bisogna proprio farlo a gran voce quell’ “ohhh” di meraviglia, perché altrimenti non sei davvero nell’Incanto. Il fiore ha diverse bacchette fatate, una per le immagini, una per i pensieri e una per le idee, così ognuno ha quel che preferisce. Ogni fiore ti riconosce subito e ti rimanda quel che ti serve: può essere un ricordo, un colpo di genio, un sentimento di amore…dipende da che cosa hai chiesto. Tu non lo sai ma un fiore nasce per uno scopo preciso: esaudire i desideri umani. Per questo ogni fiore è dotato di antenne che captano quel che senti nel cuore e quel che vuoi nella mente. Registrano le tue reazioni  e le trasmettono in alto fino al Cielo e in basso dentro la Terra. Le tue azioni saranno migliori se ti consulti prima con un fiore: fallo come se fosse il tuo migliore amico, perché lo è. Un fiore non ha un tornaconto e non ti obbliga a nulla. Quella sdrucita attenzione che gli dai, un fiore te la restituisce centuplicata, come un investimento che di meglio non ce n’è. Solo una cosa ti chiede: una favola. Allora mettiti calmo e tranquillo, siediti accanto al tuo fiore e ascoltalo: l’emozione non tarda ad arrivare, sai, e da lì un’immagine dopo un’altra, come le ciliegie. Metti in fila le immagini come si fa con le vignette di una storia a fumetti. Non ci vuole tanto tempo, mai, perché i fiori ti portano nel loro universo speciale dove il tempo si misura a petali che cadono, non in anni. E in men che non si dica la tua storia è già lì, e la puoi guardare, la puoi raccontare. Una favola da un fiore: “che bizzarra idea”, stai pensando. La verità è che ci credi già, anche se fai finta di pensare: “ma è cosa da bambini”. Il fatto è che hai appena detto la parola magica. “Cose da bambini”, per l’appunto. Un fiore sa chi sei prima ancora che tu glielo spieghi: ti conosce per come sei arrivato, qui sulla stessa Terra in cui lui ha piantato le sue piccole radici. Una Terra che quando sei nato ti ha scritto subito nel suo registro e ti tiene in memoria. Per un fiore tu sei sempre un bambino anche a 90 anni ed è con quella parte di te che le sue delicate ma potenti antenne entrano in risonanza.

Allora è chiaro: la storia che costruisci attorno a un fiore è una favola per te e come ogni favola che si rispetti ha un buon finale e una morale. Parla di un percorso, a tratti anche difficile, ma che va a finire bene e che porta ad un saggio insegnamento. Una favola non è mai banale, al contrario è un modo semplice per apprendere grandi verità su se stessi. La prossima volta che incontri un fiore fermati e chiedigli se vuole stare ad ascoltare la tua storia: lui non ti dirà mai di no e a sua volta, quando ti sentirà, la sua incantata Anima Floreale lancerà in aria il suo fantastico “ohhhh” di meraviglia. E tutti, proprio tutti saranno felici e contenti.


ALLERGIA: CURE NATURALI E GROTTE DI SALE

E’ ufficialmente primavera: profumo di fiori, canti di uccellini e giornate più luminose. Ma c’è dell’altro, e per qualcuno non è una bella notizia: arriva l’ allergia. Allergia respiratoria in aumento in Italia, con un incremento del 5% in 5 anni: di allergia ai pollini soffrono circa 12 milioni di persone all’anno. L’ allergia è una reazione immunitaria geneticamente determinata. L’allergico reagisce a sostanze naturali presenti nell’aria o nei cibi producendo anticorpi speciali, detti reagine (IgE). L’incontro tra l’allergene e le reagine innesca un’infiammazione di tipo allergico con produzione di istamina e altre sostanze proinfiammatorie, tra cui le citochine. Il risultato è l’infiammazione acuta o iperacuta degli organi bersaglio, in particolare le mucose respiratorie o la pelle nei soggetti con allergie cutanee.

http://www.repubblica.it/static/interattivi/salute/2015/allergie/index.html

Il sogno di ogni allergico è di godersi una bella scampagnata senza starnuti, lacrimazioni, fotofobia, asma e pruriti: come rimediare alle allergie e godersi solo i vantaggi della primavera?

La prima cosa da fare sembra proprio la più semplice. Una ricerca della Mayo Clinic americana conclude che una soluzione salina sia la cosa migliore per combattere prurito nasale e starnuti.

http://www.quotidianodiragusa.it/2018/04/04/salute-e-benessere/allergie-rimedi-naturali-acqua-sale-quercetina/36207

Una preparazione casalinga con una tazza di acqua tiepida e una punta di cucchiaino di sale marino integrale può essere usata per detergere le fosse nasali 2 volte al giorno.  Ti sembra troppo semplice? Lo è, ed è altrettanto efficace per eliminare o ridurre la carica allergenica, che si annida nelle mucose, e asciugare la componente secretiva (il muco). L’allergia comporta un aumento delle secrezioni mucose nel tentativo di ostacolare la penetrazione degli allergeni particolati di maggiori dimensioni: alcuni sintomi più che fastidiosi sono dovuti all’accumulo di muco che può diventare ostruente ai fini di una corretta respirazione. Inoltre il movimento delle ciglia vibratili in corso di infiammazione è rallentato e il muco intasa le vie respiratorie alte senza essere efficace.

Aerosol? Si, ma prima di passare a mucolitici e cortisonici il medico può consigliare soluzioni saline o ancor meglio farmaci omotossicologici in fiala che non hanno effetti collaterali. Nella mia esperienza di medico omotossicologo questi farmaci di derivazione naturale sono più efficaci se utilizzati in cocktail (ad esempio in caso di infiammazione allergica delle alte vie respiratorie: Lymphomyosot/Mucosa compositum/Euphorbium compositum).

Un modo nuovo e molto più rilassante per fare un aerosol salino è l’HALOTERAPIA, la cura del sale in grotta. Non è come andare al mare (ovviamente) ma apporta autentici benefici sia nella prevenzione dell’allergia che nella sua cura. L’haloterapia si svolge in un ambiente specialmente allestito per respirare particelle micronizzate di sale. Il cloruro di sodio ha proprietà salutari per le mucose respiratorie, come alcuni studi hanno dimostrato. to personalmente seguendo piccoli pazienti allergici nelle loro sedute di haloterapia in presidio medico e ho potuto finora constatare che gli effetti riscontrati sono principalmente 1- riduzione del muco 2- riduzione della tosse 3-riduzione degli episodi infiammatori e allergici delle alte vie respiratorie.

Ritengo che l’haloterapia sia da integrare nelle cure non farmacologiche dell’allergia, al pari delle cure termali che sfruttano le caratteristiche delle diverse acque terapeutiche. L’associazione tra cure mediche omotossicologiche e haloterapia è una strategia vincente e per quel che mi riguarda una scelta oculata e responsabile, altamente rispettosa nei confronti del nostro organismo. Occorre sottolineare che oggi abbiamo sempre più bisogno di essere drenati, depurati, detossinati dai tanti agenti aggressivi presenti in farmaci, cibi, ambienti e sostanze voluttuarie.

Se sei allergico prova a seguire questi semplici consigli:

  • Bevi 2 litri di acqua al giorno
  • Scegli acqua alcalina con ph superiore a 7 (in commercio ce ne sono diverse ad esempio San Bernardo, Alpi Cozie, Norda)
  • Assumi the verde che contiene epigallocatechina gallato (EGCG), ad azione antiossidante, antistaminica e regolatrice sull’immunità IgE-mediata
  • Mangia cibi contenenti quercetina, un flavonoide antiossidante ad effetto antiallergico che migliora anche la funzione polmonare. La trovi nelle mele e nelle cipolle, nei frutti di bosco, cavoli, frutta a guscio (a meno che tu non sia allergico a noci e noccioline) e nel the verde e bianco
  • Mangia cibi contenti bromelina, sostanza ad azione antinfiammatoria che trovi ad esempio nell’ananas

Come sempre se hai domande scrivimi. Segui sul mio profilo FB l’iniziativa del percorso guidato nella grotta del sale.

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Le parole sono come le farfalle

Le parole sono come le farfalle: volano via dalla bocca di chi le dice appena nascono e si addormentano per sempre  sul cuore di chi le ascolta. Le parole sono come i passi saltellanti di un passerotto sulla neve: guizzano leggere e discrete senza lasciare impronte sul manto immacolato. Le parole sono come i soffi dell’anima: sussurri o grida che siano, li senti comunque e dovunque. Parla al tuo bambino con le parole leggere dai toni soffusi che sanno usare gli angeli. Scegli le parole dolci, che zuccherano il cuore e le parole magiche, che nutrono la mente. Ciò che dici, pensalo prima, mettendoti nei panni della versione migliore di Te stesso. Senti la musica che c’è tra le parole e aggiusta la tua melodia perchè sia un capolavoro ogni volta che parli. Investi le tue energie nel tempo di una frase, adattando il tuo passo alle sue salite e alle sue discese:  una frase è una strada tracciata tra te e tuo figlio. Sii ispirato come un budda mentre parli, così la saggezza sarà “all inclusive” nel tuo discorso. Stai zitto se non trovi l’attimo perfetto per parlare, aspetta fiducioso che il tuo cuore e la tua mente si abbraccino. Le parole amano l’aria e non temono le distanze: ogni bambino le può sentire, se ti presta attenzione come tu fossi un supereroe Le parole sono potenti: possono aprire tutte le porte dell’universo e i bambini poi le usano come chiavi per scoprire questo Mondo Fai il bravo: ama le parole come ami i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. Tutto ciò ti sembra difficile? Ma, vedi, non sto dicendo che tutto ciò lo debba fare tu, mamma e papà, che sei già grande! Lo farà quel Bambino che è in te. Quello che non sa sbagliare.   dedicato a tutti i bambini che sono in Ascolto  e anche a me, una bambina che ha ascoltato tanto, troppo

CERVICALE? NON PERDERE LA TESTA

“Questa è la stagione della cervicale”- dicono, preoccupati, in molti. Marzo e aprile: aspettiamoci il risveglio di muscoli e articolazioni all’insegna della ripresa dal letargo invernale. Le variazioni climatiche primaverili si fanno sentire e in tanti  lamentano sintomi legati alle tensioni muscolari tipiche di questo periodo. Sono il segnale dell’adattamento del nostro corpo alla nuova stagione. Le tensioni muscolari del collo sono causa del dolore cervicale, che si accompagna a limitazione dei movimenti e a sintomi neurovegetativi, come vertigini, ronzii auricolari e nausea. La definizione clinica è “sindrome cervicale“: si tratta di una condizione patologica dove sono presenti più sintomi, che concorrono a comporre un quadro clinico preciso. Non mancano le ripercussioni sul lavoro: la “cervicale” è ai primi posti tra le malattie che costringono ad assentarsi dal lavoro. Non mancano neppure le ripercussioni sul tono dell’umore con aumento della rabbia, della depressione, dell’instabilità. Insonnia e inappetenza possono essere presenti, insieme ad una perdita di regolarità nelle funzioni fisiologiche. La “cervicale” è senza dubbio anche una delle malattie per cui si ricorre spesso ad analgesici e antinfiammatori, farmaci che vanno presi con cautela e che a volte possono aggravare sintomi gastrointestinali, come bruciori, dolori, diarree e innescare un circuito di dipendenze, soprattutto nelle persone che ricorrono troppo facilmente al “fai da te”.

Come curo la mia cervicale, dottoressa? Non posso assumere farmaci perché sono allergico, come me la cavo con i dolori da cervicale? Fare i messaggi è sufficiente per curare la cervicale, doc? Le chiamo “le domande della primavera” e sono quelle più frequenti, che rispecchiano, e mi fa piacere, un’attenzione delle persone sempre più urgente alle alternative terapeutiche rispetto a protocolli farmacologici troppo spiccioli.

Fai l’agopuntura! È la risposta più frequente. Va bene per chi è allergico e non può prendere farmaci, va bene per chi sta facendo cure disintossicanti e non vuole appesantirsi, va bene anche per chi è un po’ scettico verso le opzioni naturali perché l’agopuntura è ormai scientificamente accettata. E va bene anche per chi è pauroso, perchè la tecnica, una volta che l’hai provata, si dimostra solo minimamente invasiva.

Risultati: dopo 4-5 sedute di agopuntura stai bene. Premessa: quando vieni a fare l’agopuntura ti spiego come devi mangiare, come devi regolare i tuoi ritmi, che tipo di movimento puoi fare, e tante altre cose che devi sapere, perché la cervicale è un sintomo disfunzionale e indica la perdita di un’armonia dell’organismo su più  livelli.

Cervicale: non solo una questione di primavera, insomma ma anche di uno stile di vita disordinato o eccessivo o inadeguato alla tue esigenze. Lo stress , l’intolleranza alimentare, gli squilibri posturali vanno di pari passo con i dolori cervicali in tante situazioni.

Non dimenticare mai che visita medica e accertamenti diagnostici non sono un di più ma sono necessari, soprattutto quando i mal di testa persistono oltre il limite stagionale o si aggravano nonostante le cure di fisioterapia o si ripresentano con troppa frequenza.

Agopuntura, correzione delle intolleranze alimentari e riequilibrio posturale sono la prescrizione migliore per i mal di testa da cervicale. Questa triade terapeutica dà risultati ottimi e permette ai pazienti di prendersi cura di sé, di capire come possono migliorare il proprio stile di vita e quindi avere un ruolo responsabile nella propria salute. Faccio parte di quei medici che hanno a cuore i propri pazienti: nelle mie visite passo molta parte del tempo ad aiutare le persone a capirsi ed amarsi. In molti hanno compreso che il mal di testa è innanzitutto un’occasione per …non perdere la testa davanti al peso della vita!


INTOLLERANZE ALIMENTARI: FAI IL TEST KINESIOLOGICO

Facile come muovere un braccio, il test kinesiologico ti rivela le tue intolleranze alimentari in modo rapido e non invasivo. Conosciuto anche come “test muscolare”, si basa su un principio biologico:  le sostanze a cui siamo intolleranti possono provocare una caduta del tono muscolare. La kinesiologia è una disciplina nata in America nella seconda metà del ‘900 e sviluppata dal dottor George Goodheart, kiropratico di chiara fama. In Italia la tecnica kinesiologica è integrata nella medicina non convenzionale, soprattutto come strumento applicato alla bioenergetica. Ho conosciuto personalmente e seguito il lavoro del dottor Goodheart fin dagli anni ’90, quando in Italia la kinesiologia era pionieristica e ancor oggi penso che le tecniche kinesiologiche siano uno straordinario strumento di autentico dialogo con il corpo. Vi invito a leggere l’articolo del kinesiologo e amico Paola Viola per saperne un po’ di più. /http://www.paoloviola.net/kinesiologia/la-kinesiologia-specializzata-unarma-contro-lo-stress/ Un test kinesiologico consiste all’atto pratico nel far eseguire al paziente semplici movimenti, che mettono in tensione specifici muscoli ed evocano la sua capacità di “blocco” (in inglese locking), che è il marker di un valido tono muscolare. Come altri parametri fisiologici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, trasudazione cutanea ecc) anche il tono dei muscoli è un indicatore biologico e fa parte dei riflessi inconsci, involontari e incontrollabili del nostro corpo. Qualsiasi sostanza che venga a contatto col nostro corpo provoca una reazione riflessa, coinvolgendo anche il tono muscolare, oltre agli altri parametri. Il nostro organismo non è solo sensibile ma anche intelligente e reagisce in modo diverso a sostanze “amiche” e a sostanze “killer”. Tra queste ultime ci sono alimenti, inalanti, prodotti chimici, farmaci, che in certi momenti il nostro organismo non gradisce e verso le quali sviluppa intolleranze: lo capiamo da una serie di sintomi (stanchezza, debolezza, confusione, ansietà, agitazione, calo della performance lavorativa ecc.) lamentati dal paziente. Qual’è l’utilità del test? Quello di attuare strategie alimentari idonee a recuperare il nostro stato di benessere. Un esempio può chiarire le idee: quando testiamo un muscolo e lo  troviamo “ipotonico” rispetto al latte, possiamo decidere di limitarne o evitarne l’uso per un po’ di tempo. E’ altrettanto importante individuare i fattori predisponenti alla comparsa delle intolleranze alimentari e correggerli: stress, cattiva alimentazione, malattie debilitanti, terapie farmacologiche pesanti e prolungate, squilibri endocrini o immunologici, disagi emozionali, vita sedentaria, vizi e stravizi ecc. Il ruolo medico nella gestione del paziente affetto da intolleranze alimentari è più che evidente. Tra i bambini le intolleranze alimentari sono molto diffuse, soprattutto dopo infezioni intestinali o terapie antibiotiche prolungate: è certamente più frequente in bambini che seguono piani alimentari di prevalenza, come ad esempio in chi mangia soprattutto carboidrati (pane pasta dolci), o proteine di basso valore biologico (pasti precotti, insaccati ecc…) o nelle diete carenti di frutta e verdura fresche e di stagione. Tra gli adulti le intolleranze alimentari sono principalmente legate ad uno stile di vita frettoloso, improntato ad una scarsa e superficiale cura di sé, appesantito da abitudini malsane e da vizi come il fumo, l’alcool e dagli abusi di farmaci e droghe in genere. L’intolleranza, sia chiaro,  è diversa dall’allergia, una condizione permanente e riconosce una base genetica, la quale è dimostrata da test cutanei o da test ematologici specifici. Al test kinesiologico possono sottoporsi tutti, anche i bambini dai 5-6 anni in su. Per i bambini più piccoli si ricorre ad un test speciale mediato dalla mamma o da un parente prossimo (“tecnica del sostituto”). Il test kinesiologico ci permette non solo di sapere quali intolleranze abbiamo ma anche quali parti del nostro organismo sono più coinvolte. Grazie alle correlazioni che si sviluppano nella fase di crescita embriologica, ad ogni muscolo corrisponde per tutta la vita un organo, un viscere o  una funzione. Il test può saggiare molti muscoli e risalire in modo preciso alle funzioni coinvolte. Chi si sottopone ad un test kinesiologico si rende subito conto che questo test semplice e non invasivo è un modo per dialogare con il corpo. “Il corpo non mente”, si dice, e il test kinesiologico ne è la prova. I sospetti del paziente (“questo cibo mi fa male”, “questa sostanza per me non va bene”..) vengono verificati dal test kinesiologico, che dà ragione il più delle volte alle sensazioni-guida. Nella mia pratica professionale una dieta adeguata, un sano cambiamento dello  stile di vita, un buon drenaggio degli emuntori (sistema linfatico, intestino, fegato, ecc..), una cura omotossicologica per riattivare le funzioni assopite, sono il passo successivo alla diagnosi kinesiologica di intolleranza alimentare. I controlli con test kinesiologo sono previsti dopo 1 mese e poi due-tre mesi. Sta arrivando la primavera, una delle stagioni più a rischio di intolleranza alimentare. Fai il tuo test adesso: verifica i tuoi “sospetti” sui cibi che mangi. Potrai rinnovare le tue energie e recuperare la tua forma psicofisica: vedremo insieme come. Ti aspetto a Bologna e a Imola.

LETTERA A BABBO NATALE

Caro Babbo Natale, non so se sono stata buona quest’anno, c’è chi dice di sì e c’è chi dice di no. lo so che se sono stata brava i regali me li porti, altrimenti mi tocca aspettare un altro anno. Io comunque faccio la mia lista dei desideri poi vedi tu. La prima cosa che vorrei è un gattino, di quelli col pelo rosso, perché dicono che sono magici e a me la magia piace tanto. Sto provando da tempo a trasformare le cose brutte in cose belle ma ho ancora molto allenamento da fare così ho pensato che un aiutante magico mi farebbe proprio comodo. La seconda cosa che vorrei è un paio di occhiali nuovi, come sai una volta non vedevo tanto bene da lontano e mi toccava avvicinarmi parecchio alla gente per vedere se era buona, adesso però non riesco a vedere bene neanche da vicino e capita così che mi faccio delle opinioni sbagliate. La terza cosa che vorrei tanto è una bilancia portatile, piccola però, così me la porto dietro ogni giorno per pesare le parole che si dicono e che a volte non sono poi così tanto leggere come credo.. Portami per piacere anche un sacco vuoto così ci posso mettere dentro tutte le mie fantasie senza doverle per forza trasformare in solide realtà. Ne approfitterò anche per metterci dentro tutte le frasi inutili tipo “se vuoi, puoi”. Ancora una cosa…io adesso sono piccola ma so che crescerò: per questo motivo ti chiedo un po’ di polvere di memoria per potermi ricordare che da piccoli si sta bene, si conosco un bel po’ di cose e si è forti come i superoi. Forse farei prima a chiederti di farmi rimanere una bambina, ma per tutto questo anno, che è quasi passato, mi sono allenata a mettermi nei panni dei grandi. Ho capito una cosa: che hanno bisogno di quello che noi bambini sappiamo, cose tipo l’amicizia, la condivisione, la curiosità e se non divento grande anch’io come faccio a fargliele vedere queste cose? Allora Babbo Natale siamo d’accordo? Io aspetto fiduciosa perché secondo me  i regali che ti ho chiesto li merito. E comunque non ti preoccupare: se non ce la fai a portarmeli per tempo: li ho chiesti anche a Gesù Bambino e alla Befana. Grazie per l’ascolto.

Una bambina terrestre (ma non troppo)