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MAMMA: LE COMPETENZE E LA PERFORMANCE

Nasce una Mamma.

Adesso che tuo figlio è nato sei una mamma, cioè molto più che una donna. La Natura prevede che quando nasce un bambino, nasce anche una Mamma. E, così come suo figlio, anche una Mamma cresce (e con essa anche le sue esigenze e le sue aspirazioni). Hai già avuto tre figli e quindi, dici, sei un’esperta? Forse è solo una credenza (fai il quarto figlio e poi verifichi!). Quando diventi Mamma (anche se non è più la prima volta) non sei più quella di prima: sei una nuova Te stessa. La maternità è un viaggio sacrale, che ti offre una grande opportunità di crescita personale.

Uno stato divino!

Per nove mesi i tuoi ormoni non hanno fatto altro che cambiarti, in modo che tutto il tuo corpo diventasse la casa protetta di tuo figlio. Gonadotropine, progesterone, estrogeni, prolattina ed altre sostanze adattogene hanno anche cambiato le tue emozioni e i tuoi pensieri. Lo scopo: farti agire a favore di tuo figlio, a fronte di uno sconvolgimento che non si presenta in nessun’altra condizione fisiologica. La scrittrice Erica Jong lo definisce così “Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro quanto l’essere incinta

La maternità è cambiamento

Quanto gli ormoni cambiano la tua personalità, mamma? Gli studi della Università della British Columbia dimostrano che gli elevati livelli di estrogeni della maternità, ad esempio, influenzano la memoria e l’orientamento, modificando la neuroplasticità di aree cerebrali quali l’ippocampo. http://salute.ilgiornale.it/news/22306/-cellule-gravidanza-particolare-terapie/1.html Alcuni ormoni della maternità influenzano i tuoi atteggiamenti a lungo anche dopo il parto. La prolattina, ad esempio, ti fa sentire soddisfatta come non mai; il ruolo di nutrice di tuo figlio, conferisce alla tua vita un senso profondo e appagante. Sei lì per provvedere a lui o lei, per difenderlo, per dargli il necessario supporto, a costo di non dormire: hai la forza di una leonessa e la dignità di un’eroina epica.

La cura reciproca madre-figlio

E poi c’è l’ossitocina, l’ ormone che ti fa sentire tutt’uno con il tuo bambino. Un senso di appartenenza, di solidarietà, di “fare squadra”, che non avvertirai mai più in modo così intenso! La scienza ci dice che l’ossitocina è indispensabile per stabilire una buona  relazione madre-figlio, basata sulla cura reciproca: tu ti curi di lui, lui si cura di te. L’ossitocina agisce sui tuoi neuroni e ti fa essere più aperta e disponibile, ti predispone all’empatia, ti dà saggezza e perspicacia, impari a coniugare cuore e cervello in una fortunata alchimia che fa bene a te e al bambino. Da questa relazione dipenderà il futuro emozionale di tuo figlio, nonchè la formazione di una personalità equilibrata e socialmente adattatabile.
COMPETENZA RELAZIONALE
Gli studi più recenti mettono in relazione l’ossitocina con alcuni aspetti della vita relazionale come l’attenzione all’ambiente e alle informazioni di ordine emozionale e sociale che da lì provengono. La mappa dei recettori dell’ossitocina, realizzata da Daniel Quintana all’Università di Oslo in Norveglia nel gennaio 2019, dimostra che questo ormone è attivo in aree cerebrali connesse anche alle relazioni sociali. https://www.nature.com/articles/s41467-019-08503-8

Essere Mamma, non fare la Mamma!

Quello di Mamma è uno status esistenziale, cioè una condizione peculiare del Genere (femminile), depositata nel DNA e pronta ad essere espressa pienamente grazie alle molecole di maternità (ormoni, neurotrasmettitori, neuropeptidi, citochine ecc…) ad altissimo potenziale biologico.
Imprinting relazionale: il DNA non basta
Ora che hai capito chi è, cosa prova, cosa pensa e cosa fa una Mamma, forse ti è più chiaro che alcuni aspetti moderni della vita di una mamma sono incompatibili con la condizione fisiologica di Mamma. sto parlando della differenza che c’è tra essere una mamma e fare la mamma, soprattutto al giorno d’oggi! prendiamo ad esempio il Multitasking, cioè lo svolgere più funzioni in contemporanea, fenomeno che sempre più si applica alle moderne Mamme Mogli Manager ( e quante più M hai le puoi aggiungere all’elenco). Una mamma è biologicamente settata su un preciso timer ed è predisposta biologicamente alla calma, alla lentezza, alla concentrazione nel qui ed ora. Una Mamma il tempo lo centellina, come se le ore passate con i figli fossero gocce di nettare degli dei! Il Multitasking è incompatibile. Non è esattamente quel che succede a te? Ti capita di dover moltiplicare braccia e gambe come la dea Kali? Ti si chiede di essere contemporaneamente in più posti? Allora sei una Mamma Multitask e operi senza dubbio al di fuori di una regolare (e rispettata) biologia. attenta, però: il multitasking è biologicamente incompetibile.

supera la “Zona di Sconforto”

Ti avverto che la biochimica ha i suoi range operativi e i suoi tempi. Se valichi la zona di confort e vivi ai margini dello sconforto ti stai per avventurare nel paese dello Stress. Ti invito a riportarti nella condizione privilegiata di Mamma, prendendoti cura di te con lo stesso amore che hai per i tuoi figli. Ascoltati e focalizzati sul tuo essere Mamma. Cerca e apprezza le tue risorse. Trova il modo di farle fruttare per la tua salute e quella dei tuoi figli. Le risorse naturali di una mamma sono tante e tali che bastano per far fronte a tutti i ruoli di una Mamma Moderna. Usa una buona consapevolezza, fatta di sapienza e di saggezza. Le trovi già ben organizzate nel Metodo Piu’ che Mamma: semplice ed efficace, riesci a fare tutto e bene sentendoti soddisfatta e realizzata.    

COMPETENZA RELAZIONALE

HAI UNA BUONA COMPETENZA RELAZIONALE?

Cioè riesci a creare relazioni soddisfacenti, serene e autentiche? Stare insieme, è questo il nocciolo della competenza relazionale: gli uomini lo fanno da milioni di anni e pare proprio che ciò abbia dato i suoi frutti. Storia, arte, scienza, tecnologia, filosofia e religione sono solo alcuni dei frutti dell’albero della Relazione Umana. Il cesto che li raccoglie tutti si chiama “cultura” ed è tanto capiente da non esser mai colmo.

IL VANTAGGIO DI STARE INSIEME

Stare insieme, nel senso di aggregarsi, è vantaggioso: lo sanno anche organismi ben più semplici di noi. Lo sai che i batteri si organizzano in colonie, quando non ci sono abbastanza risorse per tutti? Da quasi quattro miliardi di anni i batteri si comportano come se avessero un “quorum sensing”, un senso del gruppo. E lo sfruttano per stare meglio. Ad esempio, quando sono nella tua gola, dove trovano un habitat ideale, si mettono insieme per formare una barriera e secernono molecole che creano un velo protettivo e resistente. “L’unione fa la forza“, si dice, e allearsi risulta vantaggioso anche nel mondo dei microbi: batteri della stessa famiglia stringono rapporti di solidarietà. E se nelle fila degli alleati c’è qualche batterio che non partecipa alle attività di famiglia, viene eliminato dal gruppo! A questo punto ti stai chiedendo se i batteri sono intelligenti, perché sembra proprio così. La scienza ci dice che i microbi obbediscono semplicemente all’ordine naturale delle cose. Essi rispondono ad una forza vitale che si chiama omeostasi. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/06/26/lo-strano-ordine-delle-cose-descritto-da-damasioBologna15.html

STARE BENE INSIEME

Stabilire relazioni è naturale per gli esseri viventi e a stare insieme son capaci tutti. Quando si tratta di guadagnare ciascuno il suo, la cooperazione si è dimostrata nella storia planetaria una strategia conveniente. E lo è ancora. Ma Stare insieme e Starci bene non è la stessa cosa, anzi sembra a volte che si tratti di diversi ordini semantici. E’ quel termine aggiunto, “bene”, che fa la differenza tra un batterio e un uomo? Personalmente ritengo che sia proprio così. Stare bene insieme è una richiesta squisitamente umana. Ora, la questione è questa: stare bene con gli altri è naturale, come lo stare insieme, oppure lo si impara strada facendo? Nella seconda delle ipotesi è chiaro che possiamo stare sempre meglio con gli altri, a patto che acquisiamo una vera e propria competenza relazionale.

RELAZIONI LUNGO LA STRADA

Anche noi umani rispondiamo ai principi omeostatici di conservazione ed evoluzione, però siamo ben diversi dai batteri. A noi interessa stare bene e anche essere felici, mantenerci e anche rinnovarci, essere e anche diventare. Ci piace il “qui e ora” e anche l’ “ovunque in ogni tempo”. Siamo mossi da sentimenti complessi e nobili, come amore e compassione. Per empatia sentiamo e comprendiamo i sentimenti altrui, e per simpatia siamo portati a condividerli per aiutare il prossimo. Perseguiamo l’unione, la cooperazione, la reciprocità, la solidarietà anche a prescindere dal tornaconto personale. Mi piace immaginare ogni essere umano come un viandante. Nel viaggio della Vita incontriamo altri viandanti come noi. Siamo ben equipaggiati giusto per stabilire con loro una relazione vantaggiosa, come è nella nostra natura.

LA SALUTE EMOTIVA 

Le emozioni e i sentimenti ci dicono in ogni momento che tipo di relazione stiamo intrattenendo, come sta andando e soprattutto se ci sta facendo bene. Vale sia per le relazioni con gli altri sia per quelle con noi stessi. Le relazioni interpersonali hanno molto a che fare con le relazioni intrapersonali, cioè quelle con noi stessi. Se siamo bravi a stare con noi stessi, lo siamo anche a stare con gli altri. Alla base di qualsiasi società che funziona ci sono individui che funzionano per se stessi e il primo segnale di buon funzionamento è la salute emotiva. Quanto siamo equilibrati? Per poter rispondere a segno, è bene intenderci: l’equilibrio emotivo nasce da 3 fattori influenti come la consapevolezza, la responsabilità, l’autonomia. Richiede un lavoro, cioè un’applicazione costante che mira a ottimizzare le energie psicofisiche.http://dottsilviacalzolari.it/relazioni-difficili/

IMPARARE A GESTIRE LA SALUTE EMOTIVA

Imparare a gestire la nostra salute emotiva è il primo passo per sviluppare la competenza relazionale. Questa competenza ci offre 3 opportunità: potenziarci come individui, creare società sane e formare culture positive. Una persona in buona salute emotiva ha un ottimo equipaggiamento per viaggiare nel mondo delle relazioni e portarsi a casa vantaggi funzionali alla propria realizzazione. Il secondo passo è quello di sviluppare i 3 gradi della potenzialità relazionale: empatia simpatia e compassione. Che sono gradi diversi di un’unica grande funzione: la Relazione Umana. Gli esercizi non ci mancano: le occasioni per metterci alla prova  ci vengono offerte dalla strada, dal lavoro, dalla famiglia in qualsiasi momento della nostra giornata.

COMPETENZA RELAZIONALE

La competenza relazionale: prendi un’ innata qualità umana, come la propensione relazionale, la alleni, esercitandoti sul campo della vita quotidiana, finchè diventi bravo: sei diventato un competente relazionale! Stare bene insieme agli altri è una forma di maestria. Si applica anche alla competenza relazionale il concetto di ars, cioè di maestria legata all’acquisizione di una tecnica. Se sei diventato “Mastro di Relazioni”è perché hai allenato la tecnica dei 3 pilastri
  1. Frequentare
  2. Partecipare
  3. Interagire
Questa tecnica si sviluppa sul piano della consapevolezza, quindi deve essere sperimentata con intento e attenzione, che sono attributi della coscienza. Personalmente ti consiglio di mettere in conto che le relazioni sono come un investimento: ci sono rischi e benefici da valutare prima di impegnarsi. Vuoi investire in relazioni umane? È certamente un buon business. Per quello che mi riguarda penso che il business sia un fenomeno biologico e vada visto come tale. Investire in relazioni umane è a mio avviso un business conveniente: a fronte di un piccolo investimento si ha un guadagno a dir poco sbalorditivo.

COSTRUIRE UNA RETE DI OPPORTUNITA’

Atteggiamenti e comportamenti di buona qualità relazionale possono tessere una rete di opportunità più resistente di quella di un ragno. Attenzione però: la rete non regge e si spezza facilmente se il filo è debole. Ti raccomando di investire in relazione umane solo se sai di poter essere autentico, ecologico e leale verso la tua essenza più profonda. “Chi sono io?”: è una buona domanda da cui partire per poter poi tessere la tua rete relazionale con persone simili che attirerai e che ti attireranno in modo naturale secondo principi di sincronicità e coerenza. L’altro consiglio che ti do è di mirare ad un obiettivo esaltante nel costruire la tua rete relazionale, pertinente alla tua missione e alla tua visione della vita.

UNITI ALLA META

Siamo esseri sociali? Sì. Ognuno di noi potenzia l’altro. Ciò vale anche quando si considerino eventi umani negativi e nefasti in un tempo abbastanza lungo per verificare le reazioni positive emergenti a posteriori. È la storia, è la biologia, è l’Uomo la prova che “per andare nel paese di Migliore, si va tutti insieme”.

RESILIENTI: ALLENA-MENTE CON IL COACHING

Resilienti: imparare dalle difficoltà si può? Nella vita si può cadere e rialzarsi più forti di prima? Chiediamolo al nostro corpo e lui risponderà di sì. Di fatto una frattura può saldarsi talmente bene che in quel punto l’osso è più forte. Questa è la prova che siamo resilienti per natura, cioè abbiamo un’innata capacità di adattamento finalizzata a farci stare “meglio di prima”. Vuoi un altro esempio su come siamo biologicamente resilienti? Inverno, arrivano i virus, prendi l’influenza:funzioni biologiche in tilt. Allo stesso tempo lezione di immunità acquisita in atto. Dalla Crisi (emergenza, trauma, cambiamento do stato) alla Risoluzione: l’organismo usa le sue strategie per migliorarsi e l’ occasione ghiotta noi la chiamiamo “malattia”. Hai presente quando il medico ti dice di riposarti e lasciare che “le cose facciano il loro corso”? Faresti meglio a farlo: la Resilienza è all’opera http://dottsilviacalzolari.it/resilienza-la-capacita-riorganizzarsi-stare-sempre-meglio/

Resilienza, strumento per crescere

Non c’entra niente con la resistenza,  tanto meno c’entra qualcosa con il detto: “mi spezzo ma non mi piego”. Il  termine viene dall’ ingegneria, dove indica la particolare qualità dei materiali di assorbire un urto senza rompersi, per lo più deformandosi in modo plastico. Lo stesso termine si applica metaforicamente anche alla psiche umana e sta a indicare che possiamo superare qualsiasi difficoltà adottando un tipo di atteggiamento altrettanto plastico. Il mito della Fenice (l’uccello che muore ogni sera per poi risorgere all’alba successiva) è la metafora più nota della Resilienza: “rinascere dalle proprie ceneri” equivale a rinnovare la propria identità tutte le volte che “la luce del giorno si spegne” (cioè quando ci troviamo in una crisi profonda). A permetterci tutto questo è la resilienza (meglio avercene, vero?)

Quando siamo resilienti?

In generale si può dire che sei resiliente quando affronti le difficoltà come esperienze che ti fanno crescere: immagina di trovarti in un mare (di guai), come ne esci? Se ti affidi alla resilienza impari a nuotare, se fai resistenza annaspi tra le onde. Quando la vita ti prende a botte puoi schivare i colpi piegandoti alla Matrix, oppure dare ( e ricevere) pugni alla Rocky: nel primo caso non ti usuri, nel secondo sì.

Quanto siamo resilienti?

Hai un sistema per misurare la tua resilienza? La maggior parte delle persone si ritiene scarsamente resiliente: vorrebbe esserlo di più ma non sa come fare. In effetti la resilienza ha i suoi nemici nel tempo moderno, e principalmente 3:
  1. le credenze acquisite
  2. il tempo
  3. lo stress

1-credenze

Crediamo che essere dei duri ci renda forti, perciò tendiamo ad affrontare le cose con rigidità e a testa bassa come un ariete. A questa credenza corrispondono atteggiamenti e comportamenti da scalatore, con piccone e picozza a portata di zaino. La resilienza consiglia: guarda se ci sono sentieri alternativi dietro la tua visuale.

2-il tempo

E’ diventato per la maggioranza il metro della nostra efficienza, perciò tendiamo a fare tutto subito. La nostra percezione del tempo determina la fretta a-finalistica, produce atteggiamenti e comportamenti da centometrista senza traguardo con lo sguardo fisso al cronometro e al segna-passi. La resilienza consiglia: goditi il tempo, vivendolo come lo spazio di accoglienza delle tue esperienze.

3-lo stress

E’ una disfunzione, che in linea generale viviamo come una condizione di normalità, perciò tendiamo a non porre limiti ai nostri sforzi. Lo stress è responsabile delle nevrosi e genera comportamenti grotteschi, come il continuare a girare nella stessa ruota come il criceto. la resilienza consiglia: scendi dalla ruota e respira.

I nemici della resilienza ti indeboliscono

Ogni difficoltà ti appare insormontabile e sempiterna. Tu sei la vittima. La colpa è degli altri. Sei in crisi nera. Prova a raccontarti le cose come stanno (secondo te), come le vorresti (invece), come ti senti in tutto ciò (adesso). Ti avverto: il tuo racconto sarà confuso, vago, emozionale. La questione non è quanto si cade in basso ma come ci si rialza e la differenza la fa la tua resilienza. Come si diventa più resilienti? Per prima cosa impara a gestire i suoi nemici: credenze tempo e stress. Hai un sistema per allenarti? Nella mia lunga esperienza di medico e di coach il coaching è la scelta ottimale, soprattutto se combinato con tecniche strumentali computerizzate all’avanguardia nate apposta per allenare la resilienza (“resilience coaching”). Ti spiego come funziona.

Punto 1- Stai più attento e concentrato

si fa prima a dirlo che a farlo? Vero. Allora cominciamo da una cosa facile. In linea di massima respirare è  un automatismo, finché non ci pensiamo su: in quel momento viviamo l’affascinante esperienza del respiro. Sposta l’attenzione sui movimenti respiratori, sull’ampiezza e sulla frequenza degli atti, poi sulle percezioni sensazioni emozioni che hai. Ti ritroverai in breve a sentirti più rilassato. Allenandoti diventerai sempre più bravo a gestire consapevolmente la tua respirazione. Ti insegno la tecnica, anche con l’aiuto del un sistema di feedback molto semplice, così verifichi quanto e come puoi incidere sulla tua respirazione per ottimizzarla e sentirti sempre più disteso. Con un allenamento costante impari a regolare il tuo respiro e la tua frequenza cardiaca anche al di fuori delle sessioni di coaching, in particolare nei momenti critici.

Punto 2- allena le potenzialità

Su cosa puoi contare? In che cosa sei davvero bravo? Quali sono le qualità che ti hanno aiutato in passato? Ognuno di noi ne ha diverse, qualcuna le conosce bene e ne ha verificato l’efficacia, altre sa che ci sono ma non le ha ancora fatte fruttare. Quanto sei paziente? Perseverante? Usi di più la logica o l’intuito? A questo punto una bella visualizzazione ti può aiutare concretamente. Immagina di… Le tecniche di dinamica mentale sono efficaci per far emergere il potenziale e saperne di più su noi stessi, compreso chi siamo e che cosa vogliamo. Sono dinamiche perché favoriscono le funzioni creative della mente. Queste tecniche producono immagini personali, originali e significative, che attingono a contenuti emergenti dai vari distretti della psiche, dall’inconscio personale a quello collettivo, dal subconscio e dal se superiore.http://www.stateofmind.it/tag/resilienza/ Le tecniche di dinamica mentale possono essere guidate dal coach (se le conosce) allo scopo di agevolare la capacità di “vision” delle persone. Il sistema computerizzato propone visualizzazioni a scenario precostituito, scelto direttamente dalla persona. Vuoi guidare una mongolfiera in giro per il mondo? Puoi diventare bravo, allenando la consapevolezza del qui o ora, aumentando la tua empatia, gestendo le tue emozioni, rimanendo concentrato e sperimentando impegno e divertimento allo stesso tempo.

Punto 3-alza l’asticella e sfida te stesso

Le persone resilienti amano sfidarsi. Hanno fiducia in se stessi e si conoscono bene, perciò, se possono stare meglio, si impegnano per riuscirci. Le persone resilienti amano fare esperienze per crescere e le fanno fruttare. Che cosa è per te “il meglio”? Cosa te ne farai? Quanto impegno sei disposto a metterci? Il coaching esalta il te stesso sfidante. con l’aiuto del sistema computerizzato, se vuoi, alzi l’asticella della prova: puoi sempre fare un salto più alto. Con l’allenamento potrai accedere dal livello low al livello high, diventando sempre più bravo a gestire frequenza cardiaca emozioni concentrazione ecc…nelle situazioni difficili. Più resilienza: interessa a chi vuole stare bene in salute, a chi vuole realizzare obiettivi nella vita o nel lavoro, a chi ci tiene alla sua crescita personale. per tutti la resilienza diventa un punto di forza quando vogliamo vivere una vita piena e significativa. Forza, dai, apriti alle novità (che è un buon modo di sviluppare resilienza), ché ti aspetto per le sessioni di resilience coaching.  

La cassetta del dolce soccorso

Un dolce soccorso per le emergenze: una febbre improvvisa, un forte dolore all’orecchio, una gola rossa come una fragola, una tosse canina, un  catarro soffocante, un mal di pancia da urla … Che cosa fare quando il tuo bambino si ammala e il dottore non c’è? I malanni dei bambini ti colgono a volte all’improvviso e ti prendono alla sprovvista. A volte succede in piena notte, a volte durante il weekend, o quando sei in vacanza. Come dico ai genitori dei mie piccoli pazienti “i virus non vanno ferie da soli, ma vengono con te”. È mia abitudine consigliare ai genitori dei piccoli pazienti una sorta di pronto soccorso easy, cioè dolce, naturale, costituito cioè da farmaci omeopatici e rimedi naturali che il più delle volte si rivelano sufficienti nell’attesa della diagnosi e della terapia medica. L’ho chiamata la cassetta del dolce soccorso. Nella cassetta del dolce soccorso ci sono alcuni rimedi naturali e farmaci omeopatici. L’omeopatico è molto maneggevole e non presenta controindicazioni particolari; non dà particolari problemi di sovradosaggio essendo, come si sa, molto diluito. La sua funzione non è quella di sopprimere un sintomo ma di regolarizzare le funzioni organiche, rendendole più efficaci. Il suo meccanismo d’azione è più lento ma più dolce rispetto ad un sintomatico di sintesi, senza dubbio molto più adatto all’organismo delicato dei bambini più piccoli. Uno dei sintomi più comuni che può comparire all’improvviso è la febbre. Si tratta di una normale reazione in risposta a virus  batteri o a fattori fisici, come il freddo il caldo l’umidità.  A volte è molto alta, a volte è solo una alterazione: ogni bambino ha un suo modo di reagire. I pediatri omeopati, come me, sanno che ci sono costituzioni infantili diverse e che ognuna reagisce a modo suo, per cui la febbre alta non è da ritenere necessariamente più temibile di una febbricola. La febbre deve essere vista come una reazione di difesa benigna  e, entro certi limiti, va lasciata sfogare soprattutto nelle prime  battute di un malanno. Tutti i pediatri sono d’accordo: si può attendere e valutare la situazione, verificando le condizioni generali del bambino. Hai notato che i bambini, soprattutto quelli più piccoli resistono benissimo a elevate temperature, continuando ad essere vispi e attivi (mentre noi grandi siamo già ko a 37°)? La fisiologia umana prevede reattività diverse nelle diverse fasce di età. Nel caso della febbre un farmaco di derivazione naturale come la Belladonna omeopatica può essere una scelta in prima battuta, prima ancora della famosa Tachipirina. Alcuni rimedi naturali come la propoli per il mal di gola o gli oli essenziali balsamici per tosse e raffreddore sono sorprendentemente efficaci a fronte di un basso costo e una altissima tollerabilità. Lo stesso si può dire per presidi igienici come le spugnature fresche , i massaggi addominali, le tecniche di coppettazione per smuovere i catarri bronchiali, l’idratazione con soluzioni reidratanti di preparazione domestica. Ti regalo la mia cassetta del dolce soccorso, consigli pratici e accorgimenti naturali per far fronte alle più comuni emergenze. Spero che ti serva anche per avvicinarti alla mentalità del rispetto e della fiducia nei riguardi del nostro organismo, che ha molte frecce al suo arco per difendersi e adattarsi al meglio all’ambiente esterno. E ricorda che i bambini non sono uomini piccoli ma mondi diversi da noi, tutti da esplorare da rispettare e da amare. Buon Natale FEBBRE: Spugnature su fronte polsi e caviglie (acqua + 2 gocce di menta) + BELLADONNA 6CH GRANULI 3 granuli ogni mezz’ora fino ad abbassamento della temperatura   MAL D’ORECCHIO: ARNICA COMPOSITUM COMPRESSE 1 cp da ripetere ogni mezz’ora + VIBURCOL supposte fino a 3 al giorno MAL DI GOLA: PROPOLI SPRAY TOSSE SECCA: Olio tiepido con Timo Bianco da massaggiare sul petto e tra le scapole + DROSERA 9 CH 3 granuli ogni 30-60 minuti DIARREA : Idratazione a piccoli sorsi con acqua, miele e una punta di cucchiaino di bicarbonato + COLOSTRO NONI mezza bustina 2 volte al giorno + TORMENTILLA 1 compressa 3-4 volte al giorno VOMITO: NUX VOMICA 9 CH 3 granuli ogni ora MAL DI DENTI: CHAMOMILLA 9 CH 3 granuli ogni mezz’ora MAL DI PANCIA: CUPRUM HEEL 1 compressa ogni ora + Massaggio con olio tiepido con essenza di lavanda, Tisana con miele di melata INCUBI NOTTURNI o CRISI DI PIANTO: RESCUE REMEDY (BACH) 4 gocce al bisogno

STRESS: CHE SCHERZI (TI)COMBINA?

Sempre più persone dichiarano di soffrire per lo Stress.

Ma abbiamo tutti le idee chiare su che cosa sia lo stress? C’è uno stress che ci fa reagire e a volte tira fuori il meglio di noi. Noi  dottori lo chiamiamo Eustress: a qualcuno dei miei pazienti che è una specie di stress a fin di bene. Ma c’è uno stress che non piace a nessuno, perché costa più di quanto rende.

La metafora del leone che (non) c’è

immagina di essere partito per un safari fotografico in Africa. Sei armato della tua videocamera ad altissima risoluzione, in cui hai investito un patrimonio. Viaggi a bordo di una (poco) confortevole jeep (che fa tanto “avventure nel mondo”). “Attenti al leone!” gridano le guide. Dove dove? I tuoi sensi si dilatano. Il tuo corpo si allerta. La tua mente si concentra. Tutto è pronto per la foto del secolo. Lo stress che provi per l’attesa è buono: serve per farti raggiungere la performance. Il leone, tanto atteso, però non si vede. “Attenti al leone”, continuano a gridare le guide. Dove dove? Ti giri e rigiri frenetico. È un momento epico, in cui per te non esiste null’altro. Il leone, però, dov’è? E la questione va avanti: tu sempre più su di giri e il leone che NON c’è. MA potrebbe esserci; nell’attesa tu continui a tirare il collo alle tue energie.

A questo punto che succede?

Sei di fatto davanti a un bivio. 1-puoi staccare l’attenzione da quello che potrebbe succedere e concentrarti su ciò che accade. Basta  il cambiare il condizionale con un sano indicativo presente. oppure 2-puoi continuare ad aspettare un futuro che c’è solo nella tua testa. Basta continuare a pensare al condizionale senza cambiare niente Nell’ipotesi (molto probabile) in cui tu rimanga fisso come un fotogramma nell’attesa del leone, che cosa succederà al tuo sistema mente-corpo? Lo stress si farà sentire e ti giocherà brutti scherzi. Per lungo tempo non sentirai la fame né avrai sete. Assumerai e manterrai posture contratte e accartocciate, come uno scattista pronto per la corsa a cui però  nessuno darà mai il via. Non sentirai la stanchezza ma quando la sentirai non riuscirai a dormire. Sarai taciturno e intrattabile. Non presterai attenzione più a niente e a nessuno. Quando parlerai lo farai per inveire contro qualcuno adducendo argomentazioni confuse e generaliste. Di quello che hai lasciato a casa non ti importerà e ti dimenticherai di chiamare amici e parenti divenendo molto impopolare.

Come andrà a finire?

Nella migliore delle ipotesi quando il leone arriverà (se arriverà) sarai talmente assente e sfinito da perderti l’attimo fuggente. Niente performance.

Che cosa potrebbe darti una mano in questo momento?

Fare qualcosa di diverso. Spostare l’attenzione. Cambiare visuale. Se continui a concentrarti sul leone che non c’è ti farai solo del male. In passato per far rinvenire una persona si usavano sali aromatici perché un odore molte forte arriva subito al cervello e concentra l’attenzione e la presenza. In modo più moderno si potrebbe fare una tecnica di quick coherence seguendo il flusso del respiro e impegnandoti a regolarizzarlo. Una cosa molto semplice che  basta per uscire dall’ipnosi dello stress. Perchè funziona così bene? Perchè sposta la tua attenzione. E, come la fisica quantistica ci suggerisce, laddove mettiamo l’attenzione lì si creano realtà nuove e diverse!

Quindi, che cosa ti combina lo stress?

Ti costringe a concentrarti sempre sulle stesse cose senza mai osare nessun cambiamento. Reagisci sempre allo stesso modo e ti ritrovi a fare le stesse cose. Insomma lo stress ti rende una specie di automa. Colpa di chi? Degli ormoni dello stress. L’adrenalina e il cortisolo, ormoni della reazione e della resistenza, quanti scherzi ti combinano è complicato a dirsi. A scapito di chi e di che cosa agiscono? Della tua intelligenza. Il che ti rende quasi impossibile fare delle scelte consapevoli. Sei d’accordo anche tu che rimanere ad aspettare un leone che non arriva mai, non è così intelligente (né conveniente)?

I miraggi creano stress.

Un leone che non arriva mai è una specie di miraggio, al quale credi anche se è tutta illusione e niente realtà. È così che pian piano diventa il tuo padrone e tu il suo schiavo. Crea dipendenza, lo stress, ti costringe nella modalità di sopravvivenza. Te ne ho parlato in forma metaforica. Ma per dirla più chiaramente tutte le volte in cui ti fissi su qualcosa e perdi di vista tutto il resto(nel lavoro, nella vita personale, nelle relazioni ecc.) stai creando un miraggio. Oggigiorno sono proprio le cose che non arrivano mai, ma che noi stiamo ad aspettare comunque, che fanno la parte del leone. Le aspettative quando non sono realistiche sono la minaccia più importante per la nostra intelligenza. Che cosa ci può salvare? Imparare a trasformare le aspettative in azioni coerenti con obiettivi che noi stessi definiamo. Si tratta di lavorare in modo consapevole con la nostra coscienza. La Scienza moderna ci sta indicando qual è a via da seguire per essere liberi. Si tratta di conoscerci di più e meglio. Il Coaching tra Scienza e Coscienza ti aiuta a farlo. http://dottsilviacalzolari.it/training-emozionale/  https://www.medicoaching.it/pubblicazioni/

Imprinting relazionale: il DNA non basta

Imprinting relazionale, una traccia su cui si sviluppano i nostri schemi di apprendimento. Il DNA risponde a questo imprinting definendo in base ad esso il proteoma, cioè quel corredo di proteine che non solo ci strutturano ma ci fanno anche agire, insomma creano la nostra personalità. Ma il DNA non basta! Immagina di guadare dentro al DNA con un potente microscopio . La prima cosa che vedi è una matassa che si chiama cromatina. È una specie di gomitolo di filamenti intricati stretti stretti fra loro, che si chiamano cromosomi. Se guardi attentamente, ogni cromosoma è in realtà un mosaico di tasselli messi in fila. La nostra idea di un DNA a nastro doppio intrecciato ad elica è tanto valida quanto l’idea tolemaica di una Terra piatta! I pezzi del mosaico che compongono un cromosoma si chiamano geni. Di nome e di fatto, perché i geni sono intelligenti, tanto che tra loro alcuni fungono da regolatori di altri. In qualsiasi momento tu voglia fare questo viaggio immaginario nel tuo DNA, potrai trovare gli stessi geni accesi o spenti  a seconda che siano in funzione o no. Perché i geni hanno una “mission”, cioè servono a produrre proteine. Per farlo hanno bisogno di un comando. Il comando parte quando c’è bisogno di questa o quella proteina. E dato che le proteine ci servono per “fare qualcosa” dipende tutto da che cosa dobbiamo fare. Respirare? Mangiare? Dormire? Trovare l’amore della nostra vita? Accudire ai figli? Ce l’abbiamo: una proteina può farci sopravvivere, vivere meglio o trasformare la nostra vita.

I geni, master and commander

Hai capito il meccanismo? C’è un bisogno, parte il comando, i geni  regolatori attivano i geni trascrittori (generalmente liberandoli da una sorta di blocco), i quali “scrivono” la proteina su un nastro, l’RNA. Fuori dal nucleo i ribosomi la assemblano e quando tutto è pronto la cellula la butta nel sangue, da dove raggiunge il suo bersaglio. È così che ci ritroviamo a tirare il fiato, a digerire le lasagne, a sedurre il partner, ad allattare nostro figlio.

Un esempio

Ti faccio un esempio molto semplice: immagina di essere  a digiuno da un po’, il livello di energia si sta abbassando e i parametri biochimici del sangue si modificano. Segnali per il corpo, che li interpreta come “bisogno di mangiare”. L’ipoglicemia  è un comando chiaro: “ Cari geni, è ora di accendervi e trascrivere per la proteina Dopamina!” (Sì, proprio quella del piacere). Così vai subito a cercare cibo per gratificarti. Ti alzi dal letto, fai qualche flessione, prepari la colazione. Siedi a tavola e mangi quel che ti piace. Stai bene, energia al top, sei anche contento e tutto ti sembra più facile. Buongiorno, dopamina, e grazie, cari geni! Ecco, il punto è: il DNA non basta, ci vuole l’ambiente per farlo funzionare!

DNA e proteoma, format della personalità

Tutte le nostre azioni sono frutto di questo meccanismo per cui quel che facciamo soddisfa un bisogno rilevato dal corpo. Vale per qualsiasi bisogno, anche per il più nobile e spirituale. Senza un corpo che rileva e interpreta  i nostri bisogni, non ci sono azioni. Il corpo e il DNA: che relazione intima! Il corpo comanda i geni fintanto che il circuito non si inverte e le proteine comandano il corpo. Oggi la scienza interpreta l’insieme delle proteine caratterizzanti come un corpo unico, e lo definisce proteoma. È di fatto un organismo nell’ organismo da cui dipende la nostra personalità (chi siamo) e il nostro comportamento (che cosa facciamo).https://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/11_Novembre/10/proteo5.shtml

Fare o non fare: questioni di principio

Senza un bisogno non c’è azione, sembra così. Di solito agiamo e basta, senza chiederci che bisogno ne abbiamo. Riflettere sui nostri bisogni ci serve per scegliere come agire al meglio, esercitando più consapevolmente  il libero arbitrio. Siamo abitudinari, poco inclini alle novità: ci piace risparmiare energia. Allo stesso tempo agogniamo ad esplorare nuove vie: ci piace accumulare esperienze. Sia il principio conservativo che quello evoluzionistico valgono tanto oro quanto pesano! Il DNA è abituato a fare sempre le stesse cose: ognuno di noi ha la sua personalità e il proteoma ha un suo target. Sei una persona attiva intraprendente e curiosa? I tuoi geni la sanno lunga sul produrre tiroxina e testosterone. Sei pacifica e riflessiva, ti piace stare a casa e accudire alla famiglia? Il tuo DNA è affezionato agli ormoni dell’attaccamento, ossitocina melatonina serotonina.

Il DNA non basta

Hai capito che il DNA di per sé non basta: ci vuole un segnale esterno che lo metta in funzione. Possono essere segnali abituali o anche segnali nuovi, dipende dall’ambiente dove vivi. Vivi in un ambiente piatto e monotono? Il tuo proteoma  (e anche tu) rimane quello di ieri, dell’altro giorno, dell’anno scorso. Vivi in un ambiente stimolante e sfidante? Il tuo proteoma diventa più ricco e vario (e anche tu). Nel primo caso vivi, nel secondo evolvi. Scegli: è un diritto di nascita! L’occasione per cambiare il tuo proteoma ce l’hai sempre ed ogni momento è quello buono per potenziarlo. Ma c’è un’occasione imperdibile, che batte tutte le altre, tocca a tutti ed è veramente decisiva: la nascita.

Imprinting relazionale

Quando nasciamo, e finchè siamo piccoli, il proteoma ha il suo momento di massimo fulgore. È il momento magico dell’imprinting relazionale, che condizionerà la nostra personalità per tutta la vita. Nell’infanzia siamo al clou del  nostro bisogno, straordinario, di crescere. Il corpo è pronto per accogliere una marea di stimolazioni ambientali. Ai  cinque sensi specifici ancora imprecisi se ne aggiungono altri profondamente connessi con la nostra Essenza originaria. La personalità è plasmabile come una creta. È il momento esaltante in cui può nascere un’opera d’arte, se abbiamo Michelangelo dalla nostra parte. Il più delle volte il Michelangelo di turno è la mamma. Quello che può fare lei per te, nessun’ altra persona potrà mai farlo. L’imprinting relazionale, e cioè come ti rapporterai con il resto del mondo, e persino con te stesso, dipende dal contatto che si innesca con lei proprio adesso.

Una persona no stress

È il contatto umano per eccellenza. Ossitocina, attivazione del sistema THOMAS (attaccamento al caregiver mediato dall’ossitocina): oggi sei un neonato che può guardare sua madre negli occhi e trovare in lei il suo alleato leale, domani sarai una persona fiduciosa in te stesso come negli altri. Oggi rafforzi i tuoi neuroni a specchio per formare lo zoccolo duraturo delle tua empatia,  domani sarai una persona simpatica e socievole. Oggi ti nutri al seno stando a contatto con la pelle della mamma, cullato dentro una coperta di amore puro, domani potrai avvicinarti ad un estraneo sentendolo comunque un tuo pari. Oggi l’abbraccio materno ti gratifica e dormi sonni tranquilli, domani sarai adattabile e resiliente, una persona no stress. L’imprintig relazionale: come è andata a te? Se fosse andata diversamente oggi come saresti? http://dottsilviacalzolari.it/carezza-crescere-bene/

Si può rinnovare l’imprinting relazionale?

Comunque sia andato il tuo imprinting alla nascita, il bello è che puoi ri-nascere in una specie di “magic day” che può essere anche Oggi. Ti do questo spunto: prenditi un giorno di ri-nascita ogni tanto. Fai come se non avessi mai visto l’alba. O come se non avessi mai mangiato una mela. O annusato il profumo di un fiore, toccato la terra, sentito il vento sulla pelle. Un giorno di ri-nascita è gratis, salvo un piccolo impegno iniziale per aprire gli occhi come risvegliandoti da un lungo sonno. Prenditi il tempo di trovare nelle persone vicino a te una qualità mai vista prima. Raccogli i feedback  del tuo giorno di ri-nascita e reimposta le tua relazione con te stesso e con il mondo. Se sai di poterlo fare, lo farai. Perché la conoscenza ti rende libero. L’ha già detto qualcuno?(Giovanni, 8-32)

Prevenzione: Invita a tavola i frutti dell’Autunno

Prevenzione: è ora. Autunno in arrivo e con la “stagione di mezzo” ecco anche un inevitabile corteo di virus e batteri. Al primo posto nella hit epidemiologica stagionale ci sono le malattie da raffreddamento. Il raffreddore è la più diffusa: sembra banale ma non lo è per niente nel bambino piccolo, dove le complicanze sono frequenti e si sviluppano in fretta. Il bambino che frequenta nido e scuola è più suscettibile di infettarsi, data la promiscuità e le condizioni ambientali non sempre congrue. Messaggio per le mamme : i bambini che si ammalano stanno allenando le loro difese naturali. Non è sempre e solo il caso di intervenire farmacologicamente in modo soppressivo. Tra la mucosa dell’apparato respiratorio e digerente esiste una correlazione non solo anatomica ma anche funzionale. Entrambe hanno un importante compito immunologico e rappresentano le barriere difensive naturali. Non stupisce che una buona prevenzione cominci proprio dal loro potenziamento. Diamo “a Cesare quel che è di Cesare”, cioè impegniamoci a fornire il giusto apporto di vitamine minerali e oligoelementi. Sono sostanze fondamentali per regolare e mantenere al top la funzioni respiratoria e digerente.http://dottsilviacalzolari.it/oligoelementi-per-stanchezza-bambini/ Le mamme mi chiedono spesso se  sono sempre utili prebiotici e probiotici. Penso di sì, certo. Ed è importante che assumiamo sia gli uni che gli altri, dato che i prebiotici sono necessari alla proliferazione dei microorganismi probiotici. https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/prebiotici-probiotici-e-simbiotici-cosa-sono-e-cosa-servono1 “Prevenire è meglio che curare”, dice il Saggio. Aggiungo: prevenzione è prima di tutto stile di vita. Invita a tavola i tuoi migliori amici; frutta  e verdura di stagione e biologica, dove trovi tutti  i nutrienti che ti fanno bene. Ecco la hit dei più sani Amici delle famiglie italiane da invitare tutti giorni al tavola: MELA, lo chiamo il frutto DDD, drena depura disintossica soprattutto nei riguardi del sistema linfatico e del fegato. È vero che “una mela al giorno toglie il medico di torno”? In un certo senso, sì. Ricca di calcio magnesio potassio e sodio, offre anche (se la mangi ben matura) una buona dose di vit.C . Ottima anche per regolare il colesterolo (che non è un problema solo dei grandi!) grazie al suo contenuto di pectina. PERA Il frutto remineralizzante che ha anche zinco rame ferro manganese e iodio, minerali indispensabili per la crescita dell’organismo. MIRTILLO NERO, ricco di antociani e potente alleato della vista e dei capillari. MELAGRANA, antiossidante e immunostimolante,è il frutto “antifatica” che va dato al cambio di stagione e quando si affrontano le novità (come ad esempio il primo di anno di asilo). Proprietà simili ha l’UVA NERA, che contiene anche fosforo per favorire le funzioni mentali FICHI, dolci sì, ma ricchi di vit. B ferro e potassio, la miglior merenda alternativa ai “dolcetti killer”commerciali, da mangiare a colazione o a merenda CASTAGNE, un mini-pasto vero e proprio con un giusto apporto di zolfo, un elemento che stimola le funzioni del fegato e della pelle. ZUCCA, dolce con poche calorie, eccezionale per combattere la stanchezza  e ricca di betacarotene TOPINAMBUR, il tubero speciale anche per diabetici, diuretico tonico digestivo e anticolesterolo CAROTA, l’ortaggio antianemico per eccellenza, ricco di betacarotene e ferro SPINACI …non è proprio per il Ferro degli spinaci che Braccio di Ferro è così forte, dato che il ferro degli spinaci non è poi tanto facilmente assimilabile! Il potenziale antianemico è legato piuttosto all’alto contenuto di clorofilla e acido folico. CAVOLI, sono davvero antipatici ai bambini? Hanno tante e tali  proprietà che vale la pena impegnarsi in cucina per farli apprezzare anche ai più piccoli. Allora ci siamo, no? Siamo tutti convinti che la prevenzione comincia a tavola e che abbiamo alleati naturali potentissimi da invitare a colazione, pranzo, cena e naturalmente anche a merenda (magari con yogurt e miele di melata). L’OMS raccomanda 5 pasti giornalieri ad ognuno dei quali far comparire come per magia forme, colori, sapori e odori di frutta e verdura. Come al solito la creatività della mamma è centrale nella preparazione di cibi sani e buoni. Impegnativo certamente, molto più che aprire con un “zip” un sacchetto di patatine fritte. Ma una mamma è un bene di valore nella vita di un bambino e non temete, mamme, un giorno sarete ricordate anche per le merende buone che avete preparato con amore. Parola di chi ci è già passata!

DISTRESS DA MIRAGGIO: MEGLIO “QUI E ORA”

Sempre più persone dichiarano di soffrire per lo Stress.

C’è uno stress che ci fa reagire e a volte tira fuori il meglio di noi. Noi  dottori lo chiamiamo Eustress: a qualcuno dei miei pazienti spiego che è una specie di stress a fin di bene. Ma c’è uno stress che non piace a nessuno, perché costa più di quanto rende: è il Distress. E non conviene a nessuno.

La metafora del leone che (non) c’è

Immagina di essere partito per un safari fotografico in Africa. Sei armato della tua videocamera ad altissima risoluzione. Viaggi a bordo di una spavalda jeep che fa tanto “avventure nel mondo”. “Attenti al leone!” gridano le guide. Dove dove? I tuoi sensi si dilatano. Il tuo corpo si allerta. La tua mente si concentra. E tu sei tutto pronto per scattare la foto del secolo. Lo stress che provi è buono: serve per farti raggiungere la performance. Il leone tanto atteso, però, non si vede. “Attenti al leone”, continuano a gridare le guide. Dove dove? Ti giri e rigiri frenetico. È un momento epico, in cui per te non esiste nient’altro. Il leone, però, dov’è? E la questione va avanti: tu sempre più su di giri e il leone che… NON c’è. Distress.

A questo punto che succede?

Il fatto è che il leone non c’è ma per il tuo cervello è come se ci fosse. La tua mente si inganna e il tuo corpo la segue nell’illusione. Il fatto è che il leone non c’è MA potrebbe esserci da un momento all’altro. Il tuo presente non conta più, sei proiettato nel futuro. E nell’attesa continui a tirare il collo alle tue energie. Distress.

Sei di fatto davanti a un bivio.

1-puoi staccare l’attenzione da quello che potrebbe succedere e concentrarti su ciò che accade

oppure

2-puoi continuare ad aspettare un futuro che c’è solo nella tua testa

Nell’ipotesi in cui tu rimanga fisso come un fotogramma ad aspettare leone, che cosa succederà? il Distress si farà sentire e ti giocherà brutti scherzi. Per lungo tempo non sentirai la fame né avrai sete. Assumerai e manterrai posture contratte e accartocciate, come uno scattista pronto per la corsa a cui però  nessuno darà mai il via. Non sentirai la stanchezza ma quando la sentirai non riuscirai a dormire. Sarai taciturno e intrattabile. Non presterai attenzione più a niente e a nessuno. Quando parlerai lo farai per inveire contro qualcuno adducendo argomentazioni confuse e generaliste. Di quello che hai lasciato a casa non ti importerà e ti dimenticherai di chiamare amici e parenti divenendo molto impopolare.http://federchimica.it/webmagazine/dettaglio-news/2018/05/10/lo-stress

Come andrà a finire?

Nella migliore delle ipotesi quando il leone arriverà (se arriverà) sarai talmente assente e sfinito da perderti l’attimo fuggente. Distress =Niente performance.

Che cosa potrebbe darti una mano in questo momento?

Contrasta il distress da miraggio facendo qualcosa di diverso. Sposta l’attenzione. Cambia visuale. Se continui a concentrarti sul leone che NON c’è ti farai solo del male.

In passato per far rinvenire una persona si usavano sali aromatici perché un odore molte forte arriva subito al cervello e concentra l’attenzione e la presenza. In modo più moderno si potrebbe fare una tecnica di quick coherence seguendo il flusso del respiro e impegnandoti a regolarizzarlo. Una cosa molto semplice che  basta per uscire dall’ipnosi dello stress. Perchè funziona così bene? Perchè sposta la tua attenzione. E, come la fisica quantistica ci suggerisce, laddove mettiamo l’attenzione lì si creano realtà nuove e diverse!https://www.heartmath.org/resources/heartmath-tools/quick-coherence-technique-for-adults/

Quindi, che cosa ti combina il distress?

Ti costringe a concentrarti sempre sulle stesse cose senza mai osare nessun cambiamento. Reagisci sempre allo stesso modo e ti ritrovi a fare le stesse cose. Insomma il distress ti rende una specie di automa. Colpa di chi? Degli ormoni dello stress. L’adrenalina e il cortisolo, ormoni della reazione e della resistenza, quanti scherzi ti combinano è complicato a dirsi. A scapito di chi e di che cosa agiscono? Della tua intelligenza. Il che ti rende quasi impossibile fare delle scelte consapevoli. Sei d’accordo anche tu che rimanere ad aspettare un leone che non arriva mai, non è così intelligente (né conveniente)?

I miraggi creano stress

Un leone che non arriva mai è una specie di miraggio, al quale credi anche se è tutta illusione e niente realtà. È così che pian piano diventa il tuo padrone e tu il suo schiavo. Crea dipendenza, lo stress, ti costringe nella modalità di sopravvivenza. Te ne ho parlato in forma metaforica. Ma per dirla più chiaramente tutte le volte in cui ti fissi su qualcosa e perdi di vista tutto il resto (nel lavoro, nella vita personale, nelle relazioni ecc.) stai creando un miraggio. Oggigiorno sono proprio le cose che non arrivano mai, ma che noi stiamo ad aspettare comunque, che fanno la parte del leone. Le aspettative, quando non sono realistiche, sono la minaccia più importante per la nostra intelligenza.http://dottsilviacalzolari.it/coaching-scienza-coscienza/

Che cosa ci può salvare?

Imparare a trasformare le aspettative in azioni coerenti con obiettivi che noi stessi definiamo. Si tratta di lavorare in modo consapevole con la nostra coscienza. La Scienza moderna ci sta indicando qual è a via da seguire per essere liberi. Si tratta di conoscerci di più e meglio. Il Coaching tra Scienza e Coscienza ti aiuta a farlo.https://www.medicoaching.it/  

ACQUA, LA VITA IN UN BICCHIERE

Ci sono cose dell’Acqua che (forse) non sai ma che ti possono risolvere qualche piccolo disturbo di salute con SOLO un po’ di attenzione in più…

L’Acqua rappresenta il 60% della materia che ci compone. E questo vale se ci riferiamo ad un uomo o una donna adulti. Nei neonati è diverso: la percentuale di acqua corporea è molto più alta, fino al 75%. Ma la cosa interessante è che già dopo il concepimento, nella fase della blastocisti, siamo acqua per il 90% . Dal periodo embrionario alla vecchiaia i fluidi corporei diminuiscono dall’80% al 50%. Ciò fa parte di un fisiologico  processo di invecchiamento.

Quanto è importante bere? È fondamentale: l’acqua è davvero il nostro primo nutrimento.

Con un grado di disidratazione del 7% puoi avere allucinazioni e con il 10% collassi e infarti. Sono situazioni estreme che si verificano in certe condizioni e in persone a rischio, come bambini anziani e sportivi.

Considera piuttosto questo: una disidratazione del 2% ti impedisce le performance psicofisiche, al 4% ti senti stanco e perdi forza muscolare e al 5% accusi disturbi gastrointestinali e perdita del calore interno con ripercussioni sulla termoregolazione.

L’acqua corporea è distribuita per i 2/3 nel distretto intracellulare. Le nostre cellule sono dotate di specifici meccanismi che permettono il passaggio delle molecole di acqua attraverso canali specifici, le acquaporine. Lo studio di queste vie dell’acqua ha valso il premio Nobel al prof. Peter Agre nel 2003. http://www.pianetachimica.it/mol_mese/mol_mese_2014/05_Acquaporine/Acquaporine.htm

Quanta acqua c’è nei nostri organi e tessuti?

Ci sono tessuti che amano l’acqua, come il tessuto muscolare, e altri che non ne sono ricchi, come il tessuto adiposo. Questo è il motivo per cui le donne, che hanno più adipe rispetto all’uomo, presentano una percentuale di acqua corporea leggermente inferiore. Bere tanta acqua ostacola l’accumulo eccessivo di grasso, il che va benissimo per chi vuole perdere qualche chilo di troppo. Il corpo vitreo dell’occhio (99%) e il cervello (86%) sono altamente idratati, mentre il tessuto osseo (22%) e i denti (10%) lo sono decisamente meno.  Un terzo dell’acqua corporea sta nel sangue e nei liquidi biologici, tra i quali anche quelli sinoviali presenti nella articolazioni e il liquor cefalorachidiano che circola nel sistema nervoso centrale.

Vuoi muoverti senza impaccio e in modo più fluido? Bevi di più, così pulisci dalle tossine anche le fasce muscolari dove si possono formare ristagni che diventano dolorosi. Le stesse raccomandazioni valgono se vuoi essere più lucido, più efficiente e più attento: bevi di più e nutrirai anche le cellule nervose.

Un’acqua corporea speciale: il liquido cefalorachidiano o liquor…

nutre il cervello, lubrifica, favorisce la respirazione craniosacrale, e mantiene l’onda che regola la ghiandola intracranica epifisi, conosciuta anche come pineale. i rapporti tra liquor e ghiandola pineale sono importanti per la regolazione della produzione di melatonina, la regolazione dei ritmi circadiani e la funzionalità ipofisaria. l’acqua è quindi fondamentale anche per l’integrazione funzionale tra sistema nervoso endocrino immunitario e psichico. Ma sull’acqua tanto si dice, non tanto quanto si sa: oggi più che mai può essere considerato l’Elemento Informazionale per eccellenza. L’acqua crea dialogo tra le parti, è proprio così come risulta dagli studi scientifici. L’acqua registra e conduce le informazioni elettromagnetiche, è sensibile ai campi energetici, trattiene le tracce energetiche della materia, formando domini di coerenza e può trasmetterle a distanza. Si tratta insomma di un veicolo di informazioni sottili, che possono giungere in qualsiasi distretto del nostro organismo, fino a comunicare con gli acidi nucleici (DNA).

La prossima volta che berrai un bicchiere d’acqua (dovresti berne almeno 8 al giorno, ricordalo) puoi tenere presente che stai facendo un atto prezioso. Bere è un piacere: prenditi tempo quando bevi per percepire il senso di benessere che l’acqua ti dà immediatamente. E magari prova ad associare l’atto del bere con la ricerca di un benefico aggiustamento posturale. Rilassati e goditi il senso di gioia.

E già che ci sei nel tuo bicchiere fai entrare anche le informazioni che vuoi che arrivino a ogni cellula, magari qualcosa di leggero e di fluido, proprio come l’acqua.

Il Coaching: anche se caschi, non ti fai male

Caduto dalle Stelle anche tu? Lasciati andare: con il coaching anche se caschi non ti fai male. A tutti quelli che ogni tanto si sentono stranieri su questo pianeta, a chi guarda in su sperando di leggere la scritta “torna!”, alle persone che hanno nostalgia di Casa, alle anime in pena che vorrebbero prenderla più alla leggera:  abbiamo passato anni a cercare di capire noi stessi e il nostro bisogno di trascendenza, perché capire, pensavamo, è il nostro piano A, quello che è nella nostra natura perseguire. Ce l’abbiamo fatta? Qualcuno sì, qualcuno no, molti sono in forse. Di fatto stiamo ancora “aspettando”. Che cos’è che ancora deve arrivare? la risposta potrebber risultare spiazzante: forse proprio noi! Siamo noi stessi che ancora non abbiamo posato i piedi al suolo, che siamo ancora in viaggio dal cielo alla terra, che non abbiamo voglia di mettere le radici, o che pensiamo che sia perder tempo o non far fruttare il nostro Innato. Adesso può essere il momento del piano B, quello che va in auge dopo che il piano A non ha funzionato più di tanto: lasciati andare e tocca terra senza attriti. Ti piace l’idea? Devi sapere che ci vuole un po’ di tempo per abbandonare i vecchi schemi, quelli per cui le persone spirituali non si sporcano con la terra;  con un po’ di pazienza e un pizzico di temerarietà (doti che non ti mancano) potrai renderti conto ambientarsi in questa vita non è poi così difficile. Il coaching è un metodo che io, trascendente fin dalla nascita, ho amato da subito: mi ha permesso di accompagnare le persone nel loro viaggio tra cielo e terra. I miei coachee sono stati tutti come me: girovaghi tra gli universi e viaggiatori dei tempi, gente di difficile collocazione su questo pianeta dai confini demarcati in modo netto. Accompagnando loro nei percorsi di coaching, ho portato a termine anche il mio viaggio: adesso la terra è la mia casa, come la loro. Quando hai una casa viene da sé che è bello starci dentro, portarci le tue cose, lavorarci, condividere gli spazi, darle un ordine tutto tuo. Il coaching è un metodo, si dice, per realizzare se stessi nei diversi ambiti della vita: poco importa che sia un coaching per questo o per quello (mi riferisco alla varie etichette che definiscono gli ambiti di intervento dei coach), ciò che conta è che sia coaching, cioè allenamento. È un allenamento a stare qui, il coaching: questo è quello che ho imparato, facendolo. Pensi che tutto ciò sia poco specifico, poco di nicchia, poco definito? Il coaching non ha niente di definito e anche poco di definibile, perché al centro c’è l’Uomo, qualcosa che ancora sfugge alle etichette. Ho scritto sul coaching due bei libri (per cui ti rimando alla pagina della scuola Medicoachinghttps://www.medicoaching.it/pubblicazioni/) ma quello più bello credo sia quello che scriverò un domani, e più tardi lo scriverò più senso avrà: sono infatti sicura che ancora molte cose, e straordinarie, mi riserveranno i miei coachee e alla fine saprò dare una definizione meritevole ad una materia che non ha ancora raggiunto la sua chiara fama (forse perché la fama è cosa da piccoli uomini mentre il coaching è solo per Uomini) http://dottsilviacalzolari.it/coaching-scienza-coscienza/ Lasciati andare, ti voglio dire: se caschi, con il coaching non ti fai male. Il coach non è il tuo paracadute, nemmeno uno che ti prende in braccio. Se cerchi un salvatore non è il coach, insomma. Io, ad esempio, sono un coach “cantastorie”: mentre tu cadi, ti aiuto a raccontare la tua storia. Chi sei, che cosa vuoi e come lo vuoi fare è una tua questione: a me piace ascoltarla, la tua leggenda. Anche a te piace ascoltarla, solo che non te la racconti mai perché sei troppo impegnato a vivere male. Succede nel coaching una cosa fantastica, che ha del surreale e invece è concretissima: mentre ti lasci andare, capisci quanto è bello volare, ti guardi attorno e vedi paesaggi a cui non avevi mai fatto caso prima. È così che ti innamori della tua vita, a cominciare dalla Terra, uno scenario niente affatto casuale. Ti accorgi che metter le radici è, in fin dei conti, ciò che vuoi: provarci e riuscirci, esprimendo te stesso anche nel più piccolo gesto, decidere, scegliere, lasciare la tua firma in ogni azione, che cosa c’è di più motivante? No, il coaching non serve solo “a questo o a quello”: serve alla tua vita, o forse meglio dire alle tue vite, registrate da qualche parte nello spaziotempo diverso, lo sai tu dove. Abbiamo bisogno di trascendenza e il coaching ci può aiutare a realizzarci in questo ambito proprio qui su questo pianeta. https://psico.it/piramide-dei-bisogni-5-bisogni-fondamentali-delluomo-secondo-maslow/2017/10/ C’è chi dice che l’Anima ha i suoi registri: bene, registra la tua esperienza di adesso nell’akasha, o se prefersici nel DNA, e scrivi che il coaching ti è servito per atterrare dolcemente e ambientarti in una vita piena di senso e significato. Il te stesso che un giorno leggerà il registro forse lo saprà già che il coaching fa bene alla vita  (vedi Kryon – Akasha Umana Alla scoperta del registro dell’anima- Monika Muranyi). Allora intesi? Lasciati andare che io non ti prendo, ma ti faccio cantare la tua canzone e, come ben si sa, il “canta che ti passa” funziona: chi avrà più paura di creare la propria realtà per compiere il senso e il significato dell’essere vivi? Andiamo, che è ora!